“Lavoro tutelato dai contratti con l’attuale armatore”

Nostra intervista con Cesarina Barghini, avvocato esperta di diritto della navigazione e del lavoro marittimo: “Ora c'è l'interlocutore che prima mancava. E le assunzioni fatte negli ultimi anni sono intoccabili”

Marittimi Toremar - l'intervista

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L'avvocato Cesarina Barghini

Cosa succederà dopo la sentenza del Consiglio di Stato sulla privatizzazione di Toremar? Se lo sono chiesto soprattutto i lavoratori della compagnia di navigazione, preoccupati da un eventuale passaggio di proprietà che metta in discussione quanto si è consolidato negli ultimi tre anni. Abbiamo girato la domanda all’avvocato Cesarina Barghini, esperta di diritto della navigazione e del lavoro marittimo.

Già dal 2008 lei si era interessata della regolarizzazione delle posizioni lavorative dei marittimi Toremar. Qual’era la situazione prima della sentenza del Consiglio di Stato?
“La Toremar s.p.a. – nella gestione precedente la privatizzazione – aveva bloccato le immissioni in C.R.L. (Continuità di Rapporto di Lavoro ) a partire dal 2002. La maggior parte dei marittimi, quindi, operava attraverso convenzioni di arruolamento che, pur rinnovate puntualmente, restavano, tuttavia, prive del regime di stabilità e soggette, pertanto, all'alea dello sbarco a discrezione dell'armatore. Si trattava, in breve, di marittimi che da molti anni, alcuni addirittura oltre il ventennio, erano alle dipendenze di Toremar, ma non erano mai stati stabilizzati, nonostante che il Contratto Collettivo di riferimento imponesse all'armatore di far viaggiare le navi con una determinata percentuale ( per alcune categorie anche molto alta ) di equipaggio in C.R.L., i cui requisiti oggettivi e soggettivi garantivano, peraltro, la sicurezza della navigazione.
Già al momento in cui si iniziò a profilare, anche solo l'ipotesi, della privatizzazione, molti di questi marittimi percepirono la precarietà della loro posizione. Com'è noto, infatti, i lavoratori che non godano di un regime di stabilità, in caso di passaggio di consegne tra un datore di lavoro ed un altro, sono i primi a rischiare, e ancor più allorchè ciò avvenga dal“Pubblico” al “Privato”.
Tuttavia, non esistendo precedenti giudiziali in materia, decidemmo, nel 2008, di mandare avanti un “apripista” che si offrì volontario; ottenuta, quindi, la prima sentenza favorevole, per tutte le altre è stata solo una questione di tempo. I ricorrenti sono stati immessi in C.R.L. con sentenza del Giudice del Lavoro, previa doviziosa verifica, da parte del Giudicante, della sussistenza, in capo ai medesimi, dei requisiti soggettivi ed oggettivi richiesti dal C.C.N.L. per il particolare regime.
Queste cause, ovviamente, iniziate con la società pubblica, sono state tutte ereditate dalla nuova gestione Toremar, che, successivamente alle intervenute sentenze, ha fatto la scelta di immettere in C.R.L. anche un ulteriore cospicuo numero di marittimi - sotto alcuni profili con grande oculatezza - ottenendo il risultato di adeguare finalmente le tabelle del personale, dopo decenni, alle percentuali imposte dal C.C.N.L. e, nel contempo, di evitare l'instaurarsi di ulteriori contenziosi destinati alla sua soccombenza, stante il massiccio risultato di tutti quelli precedenti.
Ad oggi, le percentuali di personale in C.R.L. sono in misura addirittura superiore a quelle imposte dal C.C.N.L. Tuttavia, sono in corso una decina di cause intraprese da altri marittimi che, sulla base di presupposti diversi da quelli che hanno caratterizzato le prime pronunce giudiziali, hanno comunque maturato il diritto ad un contratto a tempo indeterminato, che è un quid minus rispetto alla C.R.L., ma offre altrettante garanzie di stabilità del posto di lavoro. Questo contenzioso verrà ereditato dal nuovo armatore, sempre che le cause non si concludano prima della formalizzazione del passaggio di consegne. Tuttavia, per i ricorrenti non cambierebbe nulla: la controparte resterebbe sempre Toremar s.p.a.
Questa la situazione dei lavoratori al momento della sentenza del Consiglio di Stato, che effettivamente ha colto un po' tutti di sorpresa, anche in considerazione che la stessa giurisdizione superiore aveva già respinto la richiesta di sospensiva avanzata dalla Toscana di Navigazione s.r.l.
Ma questa è l'ennesima dimostrazione che il giudizio prima facie che caratterizza la fase cautelare, proprio perchè sommario, non deve mai costituire fonte di certezze”.

Le prese di posizione che si sono susseguite da parte dei lavoratori fanno pensare ad un rapporto molto buono con la proprietà di Toremar. Le risulta che sia così?
“Sicuramente nel corso di questi ultimi anni, con il nuovo corso di Achille Onorato, i rapporti tra il marittimo e l'armatore sono notevolmente migliorati, soprattutto perchè ora c'è l'interlocutore che prima mancava. Del resto le recenti manifestazioni di apprezzamento, ancorchè legate a stretta maglia alla preoccupazione per il futuro, ne sono la prova, e devo aggiungere che tanta solidarietà da parte dei dipendenti ha sorpreso anche me. C'è anche da aggiungere che, in svariati settori, l'armatore ha manifestato una marcata sensibilità verso il territorio, offrendo quindi un'immagine collaborativa verso la popolazione elbana, e conquistandosi quindi un buon consenso; mi viene in mente, ad esempio, l'evento dei Giochi delle Isole 2014, ai quali l'Elba non avrebbe mai potuto partecipare senza il contributo di Moby e Toremar. Ecco, questi sono probabilmente i profili che potrebbero andare persi, perchè ovviamente, trattandosi di iniziative personalizzate, rappresentano un quid pluris rispetto alle obbligazioni assunte al momento della stipula del contratto di servizio”.

Che scenari si aprono adesso? Se Toremar cambiasse proprietà, le assunzioni fatte dal 2012 ad oggi sarebbero confermate?
“Come ho già precisato, le assunzioni fatte in virtù delle sentenze del Giudice del Lavoro sono intoccabili, ovviamente fatte salve le comuni dinamiche di un qualsiasi rapporto di lavoro. Altrettanto mi sento di dire per quelle che hanno interessato, successivamente, altri marittimi, purchè titolari dei requisiti oggettivi e soggettivi previsti dall'art.68 C.C.N.L. per l'immissione in C.R.L. poiché tali presupposti, in quanto dettati in materia di sicurezza della navigazione, a mio parere sono inderogabili da qualsiasi tipo di accordo”.

Che cosa rischiano realmente i lavoratori?
“Nulla, fatto salvo quanto sopra. La sostituzione di un soggetto giuridico ad un altro, nel contesto di un contratto di servizio già vincolato da rigorosi paletti, non può inficiare la consistenza del personale “in forza” e, quindi, di quello validamente immesso in regime in C.R.L. o titolare di convenzioni di imbarco a tempo indeterminato che siano altrettanto valide. Qualche rischio, ovviamente, lo corrono i lavoratori della c.d. “lista stagionale”, poiché la loro posizione non è tutelata dal principio di stabilità. Nulla esclude, tuttavia, che possano far valere il loro diritto ad ottenere un contratto a tempo indeterminato, qualora ne ricorrano i presupposti, e che il nuovo armatore ne prenda atto, senza alcuna necessità di intraprendere una causa di lavoro”.

Il principio della “continuità territoriale”, secondo Lei, può considerarsi a rischio ?
“A mio modesto avviso si sta un po' esagerando con le preoccupazioni. I paletti ed i vincoli dettati dal noto “Contratto per l'affidamento dei Servizi pubblici di cabotaggio marittimo di collegamento con le isole dell'arcipelago toscano”, che a loro volta trovano la loro fonte nei pregressi atti che hanno caratterizzato la complessa procedura di privatizzazione, a partire dalla L.166/2009 che ha disciplinato l'attuazione degli obblighi imposti dalle legislazione europea in materia di liberalizzazione delle rotte marittime, restano gli stessi, il nuovo armatore non può eliminarli, né modificarli a suo libero arbitrio. La Regione ed i Ministeri competenti si faranno carico di garantire il rispetto di tutti i parametri da parte del nuovo armatore, esercitando il potere di vigilanza, già loro attribuito dall'art.27 del citato contratto”.


 

Indietro martedì 27 gennaio 2015 @ 16:55 © Riproduzione riservata

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