A Marciana la zecca dei principi Appiani e lo stemma del maggiordomo Bernotti

di Alberto Zei

Ipogeo

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Lo stemma del maggiordomo e degli Appiani

Troppi particolari - Da notizie pubblicate soprattutto dai giornali dell’Elba, la polemica sull’”essere e non essere” di un antico ipogeo – sepolcro etrusco per alcuni, zecca per altri - sta assumendo posizioni sempre più specifiche, con una tale quantità di affermazioni che impedisce una seria possibilità di replica.  Questo è vero in quanto gli articoli di quotidiani non possono trasformarsi in una sorta di trattati scientifici, allo scopo di contestare le posizioni avverse.  Certamente di motivazioni ne sono state esternate a sufficienza per negare le precise posizioni di parte contraria. Ma c’è un fatto molto interessante che non può sfuggire all’attenzione dei lettori sulle polemiche suscitate da coloro che per ragioni professionali o per ragioni di solidarietà di gruppo, o per altri motivi ancora, si sono trovati schierati a difesa della zecca. A favore della tomba sotterranea sono state avanzate argomentazioni di ordine archeologico, architettonico e storico- comparative atte a dimostrare che l’ipogeo in questione è stato realizzato nel granito per assicurare a quella tomba la sua futura indistruttibilità.  Una zecca senza sostegno - Di contro, lo schieramento avverso, che supporta l’esistenza della zecca dei principi Appiani, non ha scritto un solo articolo di motivazioni a sostegno della propria tesi: se ne sono dimenticati o non esistono proprio? Certamente le autorizzazioni varie della Pubblica Amministrazione non rappresentano una garanzia di autenticità per allestire il cosiddetto Museo della Zecca. Non una prova, non una testimonianza di qualche reperto strumentale o di coniatura, non una parete affumicata come inevitabilmente sarebbe avvenuto, non un detrito carbonioso o tracce di bruciato tra quelli rimossi, non una comparazione architettonica con simili strutture utilizzate per battere moneta.  Gli articoli dei sostenitori della zecca sono tutti basati sulle obiezioni alla tomba etrusca. Tutti infatti, affermano che l’ ipogeo non è una tomba etrusca, ma nessuno di questi sostiene un solo argomento a supporto della zecca. È vero che per costruire, molto spesso occorre far tabula rasa per edificare le nuove fondamenta, ma le fondamenta dell’ipogeo non sono quelle delle argomentazioni a sostegno della esistenza nel passato della zecca di cui si parla.  L’ altra possibilità ideata per contrastare la tesi della tomba etrusca è quella secondo cui l’ipogeo era stato scavato per disporre di un deposito dell’acqua ovviamente asportabile solo dall’ingresso inclinato a forma di spiaggetta e quindi acqua stagnante anch’essa. Tutto ciò come se dalle alture di Marciana, fosse mancata qualche sorgente perenne in grado di fornire acqua potabile non solo alla cittadina ma a tutta l’Elba. Conforta il fatto che su questo aspetto anche Paese Roma a fronte dell’interesse di archeologia comparata tra i ritrovamenti anche recenti, tra Lazio Umbria e Toscana, lo scorso dicembre aveva pubblicato un articolo che ancora si può trovare su internet dal titolo : “Archeologia e antropologia concordano sulla natura del sotterraneo etrusco all’ Isola d’Elba”, nel quale un illustre ricercatore, il Prof. Francesco Mallegni, già ordinario di Antropologia all’Università di Pisa, aveva pubblicato un suo scritto su un giornale locale dell’Isola d’Elba in cui esprimeva la propria opinione di studioso sull’origine dell’ipogeo, su ciò che rappresentava e che, a parer suo, non poteva che essere: una tomba etrusca.  È veramente un peccato che non si voglia affrontare il problema con la dovuta serenità. E’ vero che tutto è discutibile, tutto è opinabile e niente è certo. Ma ci sono delle posizioni che sono insostenibili, come quella dell' esistenza di una zecca nel buio del sottosuolo, ovvero di una camera a gas per i malcapitati operai e che avrebbe soffocato anche il dio Vulcano. D’ altra parte, sarebbe molto interessante leggere qualche articolo di chi ritiene che un sito scavato nel sottosuolo con una forma strutturale così concepita, cruciforme, sia stato effettivamente progettato come zecca. Potrebbe essere un articolo inedito sia in ordine di tempo che in ordine di conternuto.

Il palazzo degli Appiani che non c’ è mai stato - C’è un altro punto interessante da sottolineare: i sostenitori della zecca, senza eccezioni, asseriscono che la zecca si trovava al piano terreno del palazzo degli Appiani. Ma il palazzo da loro indicato, che architettonicamente è tutt'altro che un palazzo, non era di proprietà dei Principi Appiani (non esiste un solo documento che lo attesti) bensì di un loro maggiordomo, Grimaldo Bernotti. Questi infatti, aveva ben pensato di affiggere in muratura permanente il proprio stemma di famiglia all’ingresso del palazzo, come da foto. Resta infatti facile immaginare quale affronto avrebbe subìto il Principe ogni volta che, raggiunta Marciana per visitare ……la propria zecca, doveva passare non sotto lo stemma del suo casato ma sotto il simbolo gentilizio del suo maggiordomo...

 

Indietro venerdì 17 febbraio 2017 @ 10:26 © Riproduzione riservata

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