Area del Puppaio, ecco le precisazioni del coprogettista

di Vittorio d’Oriano*

L'intervento

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Egregio Direttore,
sono Vittorio d’Oriano, coprogettista del Progetto di sistemazione ambientale dell’area del Puppaio. Ho potuto seguire sulla stampa la polemica che questo lavoro sta suscitando ritengo così mio dovere fare alcune precisazioni che non ho ritrovato nelle dichiarazioni dei vari soggetti che a più riprese hanno voluto dire la loro sulla questione né, per altro, sono state ricordate dagli Enti interessati. Le chiedo pertanto ospitalità col solo fine di chiarire alla popolazione elbana come esattamente stanno le cose.
La questione dell’inquinamento delle aree minerarie prende avvio con lo studio che ARPAT Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, su mandato della Regione, DELIBERAZIONE C.R. N°24 DEL 30/01/2002 dal titolo PROGRAMMA DI TUTELA AMBIENTALE PER IL PERIODO 2002-2003 e successivamente alla convenzione Regione Toscana/Arpat del 18/11/2002.
Lo studio è pubblico e facilmente reperibile. Tale studio dimostra, senza ombra di dubbio alcuno, come tutte le aree investigate siano altamente inquinate, anche se in grado differente, con pericoli sia per la salute dei frequentatori sia per il territorio.
Tale studio fu cosi prodromico ad un accordo di programma denominato: “SITI EX ESTRATTIVI MINERARI INDICATI DALLE REGIONI PER L’INSERIMENTO NEL PIANO STRAORDINARIO DI BONIFICA - LEGGE N. 388/2000, ART. 114, COMMA 20” tra Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, la Regione Toscana, la provincia di Livorno, il comune di Rio Marina, il comune di Porto Azzurro, il comune di Capoliveri sulla base del quale veniva messo a disposizione dei tre comuni citati un finanziamento da ripartire fra i tre in relazione all’importanza del inquinamento e dell’ampiezza delle aree coinvolte.
Per Rio Marina fu scelto di procedere con l’area del Puppaio, perché peggiore delle altre ma anche per la presenza poco più a monte di una struttura ricettiva, per la presenza di una discarica di inerti abusiva e sottoposta, allora, a sequestro giudiziario, ed infine, per la presenza di un accumulo di acqua, impropriamente chiamato lago, originato dalla raccolta delle acque meteoriche dilavanti su terreni provenienti da discariche minerarie e, in piccola parte, anche dal percolato della discarica di RSU realizzata ai margini del medesimo “laghetto” che come ho precisato è solo una raccolta di acque piovane di ruscellamento che proprio lungo il loro percorso, venendo in contatto col detrito minerario, si arricchiscono di elementi che le danno il colore rosso ma che sono a tutti gli effetti inquinanti. Quello specchio d’acqua come è noto non è permanente ma funzione della piovosità annuale e delle temperature; vi sono state estati, anche nel recente passato, dove tutta l’acqua accumulata è andata evaporata.
Secondo la visione di alcuni tecnici che io condivido, l’accumulo d’acqua può probabilmente anche alimentare la galleria mineraria sottostante che sbocca sull’arenile di Cala Seregola per finire in mare che tanti problemi ha creato anche negli anni recenti.
Quindi stiamo parlando di un sito fortemente inquinato, dichiarato tale secondo la normativa vigente, sia nel suolo che nelle acque.
Il progetto di sistemazione, ovvero di messa in sicurezza, prevede in sintesi:
a) L’eliminazione di tutti gli sfridi di materiale edile inerte allocato nell’area, inviando a discarica appropriata quelli non utilizzabili;
b) La parziale riprofilatura delle sponde del “lago” al solo fine di consentire la tenuta del ricoprimento dei medesimi con terreno vegetale ed il conseguente attecchimento di essenze vegetali avendo cura di mantenere le placche già spontaneamente rivegetate;
c) Impermeabilizzazione del fondo del lago, che manterrà più o meno la medesima forma e dimensione, al fine di evitare dispersione ed infiltrazione dell’acqua.
Le acque di ruscellamento dei versanti circostanti saranno raccolte da apposite canalette e indirizzate proprio nella depressione che continuerà così a svolgere la sua funzione di raccolta.
La parte essenziale del progetto riguarda la copertura dei detriti minerari e il conseguente auspicabile rinverdimento che è indispensabile se vogliamo interrompere la produzione di acido solforico il quale a sua volta provoca la dispersione nel suolo di altri elementi assai nocivi tanto è vero che il problema delle bonifiche delle aree minerarie dismesse appartiene a tutte le regioni italiane che nella loro plurisecolare storia hanno avuto tali attività (Sardegna e Toscana in testa). Tali bonifiche oltre che necessarie per la salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica, rappresentano infatti una precondizione essenziale per qualsiasi modello di sviluppo come si è avuto modo di affermare in un non lontano convegno tenutosi sull’argomento a Cagliari.
Nella speranza di aver fatto un po’ di chiarezza, la saluto molto cordialmente,
Firenze, 19 marzo 2017
Vittorio d’Oriano

*coprogettista del Progetto di sistemazione ambientale dell’area del Puppaio

Indietro domenica 19 marzo 2017 @ 21:55 © Riproduzione riservata

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