Portoferraio, ambiente e inquinamento a confronto

Di Carlo Gasparri

La segnalazione

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“Eccomi qui, ancora una volta, ad alzare il vessillo donchisciottesco in favore dell’ambiente, nella speranza che possa servire a risolvere il problema relativo all’impianto di depurazione di Schiopparello. Dico “ancora una volta” perché già anni fa me ne occupai in un animato dibattito in Consiglio Comunale e al Circolino di Schiopparello quando fu presentato il progetto.

Questo articolo, in un momento di grande afflusso turistico, può sembrare allarmistico, ma sono certo che il silenzio, anche se la parola è imponente, è sempre colpevole. Sotto accusa, lo sversamento nel bacino delle Antiche Saline di San Giovanni, nel fosso della Madonnina, con deflusso sulla spiaggia di Punta della Rena, al confine con il parco delle Terme di San Giovanni: di acque reflue trattate nel depuratore di Schiopparello, al fine verificarne la rispondenza, del fluido depurato e del tracciato di studio entro il quale si trovano le peculiari caratteristiche che hanno motivato lo sversamento nella zona in esame.

Sappiamo che è possibile ottenere l’autorizzazione per scaricare in mare reflui depurati, ma a una certa profondità e distanza dalla costa, dopo opportuni rilievi chimici ed oceanografici che garantiscono l’esistenza di una sufficiente mescolanza. Ma la scelta del luogo dove scaricare le acque, anche se depurate, in genere viene effettuata sulla base di segnalazioni e studi provenienti dal mondo scientifico e naturalistico: il sito autorizzato deve possedere una o più caratteristiche, avere uno scarso grado di antropizzazione e quindi da sottoporre a un regime di controllo rigoroso. Una struttura per la depurazione che propone specifiche finalità mediante tecnologie sempre più moderne, insieme a quella dell’opportuna conservazione dei valori flora-faunistici marini e terrestri. Ma il problema dello smaltimento delle acque reflue depurate non è tanto nei limiti chimici raggiunti dal processo di depurazione, quanto nei parametri batteriologici.

Il rischio, dal punto di vista tossicologico, è legato alla presenza di batteri, virus e ultravirus che passano attraverso i filtri che trattengono i batteri. Per di più, le acque reflue depurate hanno una composizione ionica poco adatta alla caratteristica di alcune zone. L’alveo del fosso della Madonnina, infatti, nella zona di deflusso, presenta una grande e maleodorante sacca di ristagno ricoperta di muco limaccioso, che determina condizioni di stress, prevedibile inquinamento e eutrofizzazione delle acque.

Sulla spiaggia di Punta della Rena, nel golfo di Portoferraio, il terreno è coperto da acque basse in condizioni di circolazione naturale, data da flussi di marea con modeste escursioni, praticamente inondata, che presenta condizioni di saturazione del suolo su tutto l’ecosistema, con una zona umida in sua prossimità ed acque superficiali ad essa connesse, di particolare importanza, in quanto habitat di uccelli acquatici.

Un ecosistema con labili equilibri ecologici, in cui le alterazioni biotiche sono molto strette e la sua comunità può sopravvivere solo se le condizioni ecologiche permangono senza grandi perturbazioni. Per cui necessita di particolare attenzione, e quindi di misure speciali mirate alla sua conservazione.

Domanda: prima di dare l’autorizzazione allo scarico, sono stati effettuati studi sul sistema costiero del golfo di Portoferraio, in modo da tenere sotto controllo tutte le componenti dell’ambiente naturale e socio-economico, nessuna esclusa?

Eppure tutti sappiamo che in un sito come quello in oggetto, in cui non è possibile affidare al mare l’autodepurazione, sversare reflui anche depurati, esercita sul corpo idrico una modifica dell’equilibrio naturale suscettibile di danneggiare la salute dell’uomo, di nuocere alle risorse della fauna e la flora marina e terrestre e generalmente a tutte le legittime utilizzazioni del mare. Trattasi di vicenda dai delicati profilo igenico-sanitari con ripercussione su tutto il golfo di Portoferraio.

Dal canto suo, ASA sostiene, in una nota del 23 ottobre 2008, che da anni scarica i reflui depurati nel depuratore di Schiopparello, nel rispetto della normativa vigente. Mentre da analisi effettuate al microscopio dall’Ufficio Tutela del territorio, nel fosso del Fabbrello, dove scaricava, veniva evidenziato la presenza di batteri tipici dei fanghi degli impianti di depurazione, quali ciliati mobili di fondo (Aspidisca), ciliati sessili (Vorticella), metozoi (Nematodi) ed amebe (Thecamoeba).

Inoltre, il fosso, dal punto di scarico, risulta inquinato per tutto il percorso fino alla casa sul mare, e non solo il fosso, ma anche tutti i pozzi pubblici e privati confinanti.

Alla Punta della Rena, non deve avvenire quello che è avvenuto nel fosso del Fabbrello e in quello di Bagnaia”.

Carlo Gasparri

Indietro lunedì 6 agosto 2018 @ 18:27 © Riproduzione riservata

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