Oggi, 30 novembre, si celebra la “Festa della Toscana”

Le parole del Presidente Rossi: “La battaglia per i diritti non deve mai finire”

Attualità

Condividi
Il Granduca Pietro Leopoldo di Asburgo-Lorena

 

Oggi, 30 novembre, si celebra la "Festa della Toscana". La nostra regione è infatti stata la prima, nel mondo, ad abolire la pena di morte.

Nel 1786, il lungimirante e illuminato sovrano del granducato, Pietro Leopoldo di Asburgo-Lorena, decise di riformare il codice penale e di inserirvi, in particolare, un nuovo articolo, il n. 51, riguardante l’abrogazione definitiva al ricorso della pena capitale e alla tortura. Il “reo”, si legge nel Codice Leopoldino, è ugualmente “figlio della società e dello Stato”, che, in virtù di questo, deve impiegare una “maggiore dolcezza e docilità di costumi”, tipici del , tip“popolo toscano”.

Proprio in ricordo di questo straordinario gesto di civiltà, decisamente avanti con i tempi, nel 2001, fu istituita questa festa, per sottolineare l’impegno secolare della regione nel promuovere una cultura della pace, del rispetto dei diritti umani e della giustizia, elementi costitutivi della nostra identità di cittadini toscani.

Ed è proprio in onore a questi principi che ha parlato oggi il Presidente della Regione, Enrico Rossi, ad un Consiglio regionale riunito, per l’occasione, al Teatro de La Compagnia di Firenze.

La battaglia per i diritti non finisce mai, c’è sempre il rischio di tornare indietro”, ha dichiarato Rossi, facendo riferimento all’attuale situazione politica nazionale. “Responsabilità dello Stato, dolcezza e docilità: non sono un richiamo forte alla politica e ai linguaggi pubblici di oggi? Siamo orgogliosi di quelle parole, di quell’idea di una giusta proporzionalità della pena, di un’idea di giustizia secondo principi di razionalità e umanità: è lo Stato che deve garantire la sicurezza dei cittadini ed è lo Stato che deve avere il monopolio dell’uso legale della forza”.

“In questa tradizione”, ha continuato Rossi, “si ritrova il filo rosso del riformismo toscano, realista ma anche ambizioso. Una tradizione di buon governo, che fa proprie le migliori idee della stagione umanistica e illuminista. Il senso profondo di un’identità che convive con la pluralità e la diversità. Un realismo che, consapevole della debolezza e della fragilità della condizione umana e della mutevolezza della fortuna, non rinuncia a lottare per un mondo più equo e umano. È qui”, ha concluso Rossi, “che dobbiamo ritrovare le radici autentiche della nostra storia”.

Indietro venerdì 30 novembre 2018 @ 17:57 © Riproduzione riservata

Commenta l'articolo

Attenzione: i commenti sono soggetti a moderazione. Un moderatore deve approvare il commento inserito prima che esso venga visualizzato.

blog comments powered by Disqus