Reinserimento sociale dei condannati con lavori di pubblica utilità.

Approvata la convenzione con la quale l’amministrazione comunale potrà utilizzare in alcuni servizi persone indagate

Piombino

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Partirà presso il Comune di Piombino un nuovo progetto di “Messa alla Prova”, concordato con il Tribunale di Livorno, una prestazione di lavoro non retribuita in favore della collettività, svolta da persone che stanno scontando una pena giudiziaria.

Come era avvenuto anche in un precedente caso di qualche anno fa, il Comune ha dato la propria disponibilità a impiegare quattro persone sottoposte all’esecuzione di una sanzione giudiziaria, per lo svolgimento di lavori di manutenzione presso tre proprie sedi: il palazzo comunale, i magazzini e laboratori comunali, il Centro Giovani.

La giunta ha infatti approvato nei giorni scorsi la convenzione con il Tribunale, di durata quinquennale, che regola lo svolgimento dei lavori e che potrebbe consentire di avviare a dei lavori di pubblica utilità alcune persone sulla base di un programma di trattamento predisposto dall’Ufficio di esecuzione penale esterna (UEPE).

Le attività previste nelle tre sedi, non retribuite, potrebbero essere quelle di supporto logistico e di animazione presso i servizi comunali di aggregazione e informazione per i giovani; negli interventi di protezione civile e ambientale; nelle attività culturali, sportive e di eventi promozionali; per gli interventi dei Lavori Pubblici, in campo informatico e di funzionamento generale dell’ente.

«Sono soddisfatto di aver potuto firmare questa convenzione per il Comune di Piombino – ha sottolineato l’assessore ai lavori pubblici Claudio Capuano-; si tratta di un atto di notevole rilevanza civile e sociale e che porta a benefici gratuiti per la collettività. Questa azione è stata portata avanti insieme all’assessorato alle Politiche sociali che, insieme agli uffici comunali, ha concluso questo percorso con la firma di questa convenzione.

E’ un traguardo di civiltà per una comunità che crede nei valori e nell’etica del reinserimento sociale. Consente inoltre di dare seguito a interventi di manutenzione della città secondo la metodologia già sperimentata negli anni scorsi, che cerca di coinvolgere il più possibile i cittadini per il miglioramento della propria città ».

Il lavoro di pubblica utilità, previsto dall’art. 168 bis del codice penale, può essere effettuato su richiesta dell’imputato e consiste in una prestazione non retribuita in favore della collettività, di durata non inferiore a dieci giorni, anche non continuativi, da svolgere presso enti pubblici nel rispetto delle professionalità e attitudini lavorative dell’imputato.

Possono accedere alla misura gli imputati per piccoli reati, puniti con la sola pena pecuniaria o con la pena detentiva non superiore massimo a quattro anni, sola, congiunta o alternativa alla pena pecuniaria. 

Non può essere concessa più di una volta ed è esclusa nei casi in cui l’imputato sia stato dichiarato dal giudice delinquente abituale o per tendenza.

Con la sospensione del procedimento, l'imputato viene affidato all'ufficio di esecuzione penale esterna (UEPE) per lo svolgimento del programma di trattamento che preveda come attività obbligatorie l’esecuzione del lavoro di pubblica utilità, l’attuazione di condotte riparative, volte ad eliminare le conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato; il risarcimento del danno cagionato. 

Indietro mercoledì 13 marzo 2019 @ 10:23 © Riproduzione riservata

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