Ricorrenza per l'anniversario della Liberazione dal nazifascismo

Di ANPI Isola d'Elba

Portoferraio

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Il 25 aprile ricorrerà il settantaquattresimo anniversario della Liberazione italiana dal nazifascismo. Settantaquattro anni ci separano da quella primavera del 1945, quando dopo diciotto lunghissimi mesi di guerra di occupazione, fatiche, privazioni, rischi, bombardamenti, fucilazioni, deportazioni, speranze frustrate e battute d’arresto, gli uomini e le donne della Resistenza riscattarono venti anni di feroce dittatura fascista, con il suo portato di razzismo, bellicismo e imperialismo. Di questa storia tragica, causata dalla guerra di aggressione nazifascista all’Europa prima e al mondo intero poi, fu parte anche l’Isola d’Elba, “sentinella avanzata dell’Impero” come ebbe a definirla Mussolini, facile preda dell’occupante nazista che ne fiaccò immediatamente il primo tentativo di resistenza con un devastante bombardamento su Portoferraio, il 16 settembre 1943.

Fu questo l’episodio che aprì per l’Elba un biennio di lutti e devastazioni, che passa per l’eccidio di Procchio, l’affondamento del piroscafo Sgarallino, i numerosi altri bombardamenti inglesi e culmina nelle vicende che fecero da epilogo alla operazione militare alleata di riconquista, l’operazione “Brassard” (17-19 giugno 1944). Lutti e devastazioni che condividono tutti una causa remota di fondo: la guerra civile europea voluta e realizzata dal nazifascismo in ogni angolo del continente e ad ogni latitudine del Mediterraneo. Una guerra totale, che coinvolse in tutta la sua tecnologica violenza le popolazioni civili, una guerra razziale, una guerra ideologica: una guerra che avrebbe dovuto imporre all’Europa un nuovo ordine, in cui non ci sarebbe stato più spazio per l’umanità.

Ecco perché il 25 aprile è una festa di tutti ma non è una festa per tutti, è una festa che non può ammettere chi nega i diritti civili, politici e sociali garantiti dalla nostra Costituzione, è una festa che non conosce il nero, ma soltanto l’iride completo della democrazia pluralista. È la festa della Liberazione, non della libertà. È la festa di quegli uomini di quelle donne, differenti, mal organizzati, sparsi, disuniti che operarono per conquistare una libertà di cui il popolo italiano aveva perso memoria. Di conseguenza è una festa che ci ricorda come la nostra memoria, o per meglio dire le nostre memorie, siano plurali, divise, contradditorie e in conflitto. Il 25 aprile ci ricorda che ci fu chi scelse ancora il progetto disumanizzante della guerra totale nazifascista e chi invece mise in discussione ogni certezza della propria vita per permettere a tutti di poter coltivare la speranza di un futuro migliore, libero dalla minaccia continua della morte. La primavera del 1945 non fu soltanto l’epilogo della liberazione del territorio nazionale dall’occupante tedesco, fu un momento palingenetico, in cui gli italiani e le italiane fecero una scelta di campo netta e precisa.

Negli ultimi venticinque anni, nel nome mistificatorio della memoria condivisa, dell’unione sacra delle forze politiche che si sono alternate al governo del Paese, la storia del 25 aprile è stata degradata a narrazione di parte, a retaggio fazioso di un rancoroso gruppo di nostalgici del Novecento. Invece, proprio perché le motivazioni di fondo che portarono alla pagina tragica della guerra covano sempre sotto la cenere e manifestano preoccupanti segnali di risveglio, è necessario tornare ad interrogarsi sulla sofferta storia della liberazione, anche nei suoi aspetti e nelle sue vicende più dolorose, come nel caso dell’Isola d’Elba. Oltre la coltre di nebbia delle unioni sacre e delle memorie forzatamente condivise esiste ancora la consapevolezza della riflessione storica: vi attendiamo numerosi alla Gran Guardia.

Indietro martedì 23 aprile 2019 @ 12:00 © Riproduzione riservata

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