Salvini e il 25 Aprile

Di Giovanni Fratini

Portoferraio

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Salvini ha scelto di non partecipare a nessuna delle tante manifestazioni che ogni anno si svolgono per ricordare la liberazione dell’Italia dal nazismo e dal fascismo.

Ha preferito andare a Corleone per sostenere, ci ha fatto sapere, la lotta delle forze dell’ordine contro la mafia.

Come Ministro dell’Interno, certo deve combattere la mafia, ma non può non partecipare alla celebrazione del 25 di aprile. 

Può farlo, ma tornando ad essere solo Segretario della Lega e quindi dimettendosi da Ministro, perché quando ha accettato quella carica giurò di essere fedele ad una Costituzione che prima ancora di essere scritta e votata dalla Assemblea costituente, come ebbe a dire un grande antifascista, Piero Calamandrei, rivolgendosi agli studenti della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Firenze , è nata “nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità……………lì è nata la nostra Costituzione”.

Sicuro che Salvini non si dimetterà ed io mi vergogno di avere come Ministro dell’Interno una persona che definisce il ricordo del giorno della liberazione “un derby tra comunisti e fascisti” e non condanna quei gruppi di neofascisti che hanno portato in piazzale Loreto, a Milano, uno striscione con la scritta “ Onore a Benito Mussolini” o che, a Roma, hanno scritto queste terribili parole :“per ogni voto che dai a Casa Pound muore un partigiano”. 

Come mi vergogno di avere un Ministro che chiude i porti a chi è costretto a lasciare il proprio Paese con il pretesto di voler difendere un non ben definito “interesse degli italiani” e non si è sottoposto al giudizio della Magistratura che lo indagava per sequestro di persona. Se davvero la chiusura dei nostri porti serve a tutelare un concreto, incontestabile interesse nazionale avrebbe dovuto avere il coraggio di andare davanti ai Giudici per sostenere la necessità della sua scelta, per dimostrare la reale consistenza di quel superiore interesse.

Mi vergogno di avere un Ministro dell’Interno che, approfittando della indagine della Magistratura inquirente sulla gestione della sanità in Umbria, corre subito a Perugia per imbastire un comizio contro la Giunta regionale da lui già condannata senza appello, ma che, di fronte alle pesanti accuse di corruzione e di rapporti con la mafia mosse nei confronti del suo amico Armando Siri, Sottosegretario al Ministero dei trasporti e delle infrastrutture, invoca, guarda caso durante la sua visita a Corleone, il principio della presunzione di innocenza e respinge la richiesta di dimissioni. 

Mi vergogno, infine , ma in realtà potrei non finirla qui, di un Ministro che si fa scattare una foto mentre ha tra le mani un mitra e consente al suo fidato consigliere per la comunicazione, Luca Morisi, di pubblicarla e di rivolgersi ai militanti e ai simpatizzanti della Lega in questo modo:” Vi siete accorti che fanno di tutto per gettare fango sulla Lega? Si avvicinano le Europee e se ne inventeranno di ogni per fermare il CAPITANO. MA NOI SIAMO ARMATI E DOTATI DI ELMETTO”. Solo un commento scherzoso o infelice? A me quelle parole scritte non da un imbecille qualunque, ma dal Responsabile della comunicazione di un Ministro della Repubblica che ha il dovere di garantirci sicurezza e tranquillità non sono affatto piaciute, anzi mi hanno fatto proprio ribrezzo. L’Italia ha già avuto un “CAPITANO”, che allora lo chiamavano “DUCE”.

Giovanni Fratini
 

Indietro venerdì 26 aprile 2019 @ 07:45 © Riproduzione riservata

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