Analisi del voto comunale del 26 maggio

Di L’Associazione “Responsabilità in comune”

Portoferraio

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Il dato di maggiore evidenza che emerge dall’ultima tornata elettorale è la drastica contrazione del numero dei votanti.
Alle elezioni politiche 2018 furono 6683 pari al 70,83 %., mentre lo scorso 26 maggio, in occasione delle elezioni europee, coloro che si sono recati alle urne sono stati 6347, pari al 64,33%, con un calo percentuale di oltre 6 punti.
La partecipazione al voto per la elezione del consiglio comunale, prevista lo stesso giorno, ha registrato una ulteriore diminuizione con 6311 votanti ed una percentuale del 62,30 %.
Altro dato abbastanza eclatante che è emerso dallo spoglio delle comunali è l’elevato, e statisticamente anomalo, numero di schede bianche e nulle che sono state 544 ( circa l’8% dei voto validi espressi), pressochè raddoppiate rispetto alle elezioni comunali precedenti.

Limitandoci per il momento alla sola analisi dei risultati scaturiti dalla campagna elettorale che ha visto in competizione quattro liste per la conquista del governo locale e rinviando ad altra sede quella più propriamente politica relativa al voto per le europee, è facile rilevare che la lista vincente, “Cosmopoli rinasce”, ha raccolto 2839 voti, molti di più rispetto ai 1314 ottenuti lo stesso giorno dall’area Pd, il partito che l’ha sostenuta in campagna elettorale e che ha espresso la figura del sindaco nella persona di Angelo Zini.
Per quanto concerne le tre liste di centrodestra sommate insieme, c’è da dire, invece, che hanno raccolto pressochè gli stessi voti delle europee: 3.278 a fronte dei 3.189 ottenuti dai partiti di riferimento a livello nazionale, un impercettibile aumento di poco meno di cento voti.

Difficile è stabilire quali siano state le scelte degli elettori del M5S che non era presente alle comunali. Per comprendere quindi l’aumento di 1.075 voti della lista di area PD alle amministrative di Portoferraio si deve anche tenere in considerazione le indicazioni derivanti dall’esame dei voti di preferenza ai singoli componenti la lista. Alcuni di questi, infatti, sono tradizionalmente espressione di posizioni politiche e/o gruppi imprenditoriali che alle ultime elezioni amministrative hanno gravitato nell’area di centro-destra e non sono mancati casi di candidati nella lista Zini che erano già stati candidati in passato in liste di centrodestra. Dalle indicazioni ricavabili dalle preferenze si può pertanto desumere che circa 600 voti siano transitati dall’area di centrodestra al centrosinistra. Quindi la differenza di 1.075 voti è spiegabile con un afflusso di voti abbastanza consistente sia dagli elettori 5 Stelle, sia dall’elettorato di centrodestra, sia anche, seppur in misura minore, dal cosiddetto “voto utile” di sinistra.

Tra le tre liste del centrodestra quella che ne è uscita più penalizzata è stata quella con a capo il candidato a sindaco Di Tursi, forse, a torto o a ragione, in quanto maggiormente identificabile in continuità con la precedente amministrazione, mentre in un quadro così disgregato per il centrodestra, complessivamente inteso, le liste guidate da Meloni e da Lanera hanno comunque ottenuto un pur sempre modesto ma apprezzabile risultato.

In conclusione si può affermare che a livello generale prosegue il fenomeno della progressiva disaffezione al voto, ulteriormente aggravato dal fatto che tutte e quattro le liste presenti facevano riferimento ad una area politica di destra o al massimo moderata. Tanto è vero che se si sommano l’astensionismo e le schede bianche e nulle, i voti espressi validamente alle elezioni comunali sono poco più della metà del corpo elettorale, con il risultato, piuttosto preoccupante, che la lista vincente ha raccolto i consensi di appena un quarto degli elettori aventi diritto.
Si tratta di un dato sul quale riflettere con attenzione in quanto testimonia la presenza di una opinione maggioritaria del corpo elettorale che ritiene inutile la partecipazione attiva al voto.
In parte tale fenomeno deriva dalla tradizionale sfiducia verso la politica ( “tanto sono tutti uguali”); per altro verso dalla quasi inesistente differenziazione dei programmi elettorali dei contendenti; e infine è anche effetto di un astensionismo “attivo” con contenuti più coscientemente critici rispetto allo scarso livello delle proposte politiche in campo.

L’Associazione “Responsabilità in comune”
 

Indietro venerdì 21 giugno 2019 @ 14:56 © Riproduzione riservata

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