La guerra dei rifiuti fra topi, sacchi in spalla e caro Tari

di Romano Bartoloni

Rifiuti

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Foto di Romano Bartoloni

In questi giorni di pieno di agosto si moltiplicano le aggressive azioni di vandalico sabotaggio contro i bidoni delle immondizie (facilmente rovesciabili) da parte di cinghiali e di topi nelle periferie dei borghi collinari specie laddove, invece del pronto intervento motorizzato, si continua a sperimentare sulla pelle degli operatori cosiddetti ecologici un incivile e disumano servizio di raccolta dei rifiuti porta a porta con il sacco in spalla come nella notte dei tempi. Fino ai primi anni 50 del secolo scorso, lo spazzino con un puzzolente sacco di tela sulle spalle (oggi di grossa plastica nera ma sempre pestifero) oppure con una grossa gerla a tracolla svuotava i
secchi domestici. Un lavoraccio sporco che mortificava e umiliava l’operaio e messo giustamente fuori legge.

Anche se lo sfruttamento anacronistico della mano d’opera è socialmente insopportabile, si potrebbe chiudere mezzo occhio se si fossero raggiunti per davvero gli obiettivi della crescita della “differenziata” chiave di volta per sanare l’ambiente e per migliorare i conti delle spese per le pulizie. L’ESA, la protagonista elbana dei servizi ambientali, si pavoneggia soddisfatta dei picchi straordinari nel primo semestre di quest’anno, quando la quantità dei rifiuti smaltiti resta in lontananza siderale dai livelli stratosferici che scaricano d’estate i 300 mila vacanzieri e non più soltanto i 30 mila residenti.

Peraltro, se la “differenziata” avesse centrato sul serio i traguardi osannati, la controprova procurerebbe tariffe da pagare sensibilmente più leggere, come impone esplicitamente la legge. Emblematico è il caso di Marciana, dove nonostante 5 anni di “porta a porta”, avvilente sacco in spalla dal 2016, la TARI ha partorito qualche spicciolo di ritocco all’ingiù ma è rimasta fra le più care d’Italia persino con il ricarico da 11 di inspiegabile addizionale provinciale, altrove esclusivamente collegata all’Irpef. Anche i ricavi della tassa di sbarco destinati allo scopo non sono serviti a comprimere il balzello. Ed è talmente evidente che ESA e Comuni abbiano la coscienza sporca che nemmeno ci provano a mettersi in sintonia con le opzioni di legge, tanto caldeggiate dallo Stato, e cioè di favorire lo sconto del 30% per le case occupate solo per brevi periodi di vacanza.

Proprio in questi giorni è venuto dal Comune di Portoferraio una lezione di civiltà con il “porta a porta” anche nel centro storico costellato di scalinate e vicoli. Niente raccolta sacco in spalla, perché il compito è affidato ai furgoncini “apini” che si aggirano fra le strettoie delle case, fortezze e torri medicee senza particolari difficoltà.

E che aspettano, almeno a tentare, a fare altrettanto i Comuni collinari dove già oggi circolano grossi dumper edili? Altrimenti avrebbero il sacrosanto obbligo igienico/ sanitario di rispettare la legge sull’alternativa con i tanto bistrattati cassonetti.

P.S. da augurarsi che la derattizzazione arrivi mentre i grassi topi stanno ancora banchettando. 

Indietro venerdì 9 agosto 2019 @ 10:02 © Riproduzione riservata

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