“Responsabilità in comune” sul progetto di adeguamento funzionale del porto

Di “Responsabilità in comune”

Portoferraio

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L’Associazione “Responsabilità in comune” esprime tutte le proprie perplessità sia sull’incontro con le associazioni avvenuto in Sala Consiliare venerdì scorso, sia sulle risultanze della conferenza stampa tenuta sabato mattina dal Sindaco Angelo Zini.

Sull’incontro c’è molto da ridire innanzi tutto sulle modalità di convocazione, effettuate per via amicale e affatto ufficiale, e in secondo luogo sui contenuti solo apparentemente impostati sul dialogo, considerando quanto poi espresso da Zini nella successiva conferenza stampa.

E’ da deprecare il fatto che Zini abbia dato un rilievo primario, sia in sede di incontro che di conferenza stampa, ad espressioni da lui ritenute esagerate per evitare di rispondere ai puntuali e essenziali rilievi fatti dalle associazioni che si sono inalberate contro questo sconsiderato progetto.

Minimizzare l’intervento sostenendo che è inferiore per superficie ad un campo di calcio non rende giustizia all’onestà intellettuale di Zini che ben sa che un campo di calcio in cemento attaccato all’alto fondale non è la stessa cosa che costruire un campo di calcio (in erba) all’Albereto, per fare un esempio. Per non parlare del fatto che un campo di calcio che potrebbe essere utilizzato come valvola di sfogo per il traffico e il parcheggio là dove sarebbe veramente utile c’è già, inutilizzato e abbandonato a se stesso: fra viale Zambelli e gli ex Macelli.

Contradditorio, poi, là dove afferma che l’allargamento dell’alto fondale servirà per ampliare le zone pedonali “ottenendo spazi per nuovi parcheggi (dove se non lì?)”. “Se vogliamo togliere le macchine dal centro storico dobbiamo trovare una valida alternativa”. Ottimo! All’imbocco del Centro storico? Anzi, più precisamente in pieno centro storico considerando il Ponticello come l’ingresso?

Vogliamo inoltre ricordare a Zini (e all’Autorità di Sistema che peraltro lo sa benissimo, ma non lo dice) che l’Alto fondale deve, per legge, avere una zona di almeno sei metri a mare (ma con navi più grandi 12) che è zona sterile, addetta alle operazioni doganali e di polizia di frontiera (le navi da crociera sono Stato estero extra-UE) e che in base a ciò la “terrazza sul mare” è fuori da qualsiasi possibilità di attuazione perché la banchina a mare sarebbe interdetta, con la nave in stazionamento, a chiunque non porti le insegne delle autorità di dogana e di frontiera, cosa che avviene già ora per il tratto che finisce alla Calata Depositi.

Per quanto attiene alle rassicurazioni sull’impatto ambientale sono deboli se non fallaci: come si possa immaginare che aumentare i parcheggi abbatta le emissioni non riusciamo proprio a comprenderlo così come non riusciamo a capire come lo si possa ottenere intercettando ulteriore traffico crocieristico a banchina con navi di 53000 tonnellate che, al momento, stanno giustamente in rada (una delle rade più belle del mondo) e scendono a terra col battellaggio, un sistema adottato in quasi tutte le mete crocieristiche e apprezzato dai crocieristi (anche se non da chi ha fretta di caricarli sui bus e portarli lontano da Portoferraio senza far vedere loro niente altro che il bastione del Cornacchino).

Quanto all’ampliamento della convenzione con Arpat sul monitoraggio dei rumori e delle emissioni abbiamo una notizia per l’amministrazione comunale: non è una convenzione, è un obbligo di legge per l’Arpat che, rilevato un eccesso di emissioni che alteri la qualità dell’aria, ha l’obbligo di intervenire, sanzionare e impedirne la continuazione. E non lo fa. Mai. E non è il solo ente che deve controllare cosa viene messo dentro i serbatoi delle navi: c’è anche la Capitaneria di Porto. Che non lo fa. Mai. E che non è mai coinvolta in queste discussioni, pur avendone competenza e obbligo.

Concludiamo approfondendo una considerazione che avevamo già accennato: abbiamo apprezzato che, sia pure con metodi discutibili e approssimativi, sia stato organizzato questo incontro, ma facciamo notare che senza i nostri e di altri ripetuti interventi critici sull’operazione non si sarebbe mai tenuto e la delibera di giunta è stata approvata senza il coinvolgimento di nessuno e senza nessuna discussione, neanche con le opposizioni, peraltro neanche convocate all’incontro del quale nulla sapevano.

Ricordiamo, infine, che il progetto in parola non è dell’Amministrazione comunale, ma dell’Autorità di sistema che sta cercando in ogni modo di bypassare la stesura del nuovo Piano regolatore del porto, risalente al 1959, e sul quale dovrebbero essere coinvolti molti più enti della sola Giunta e che, sulla scorta di quanto appena esposto in merito al Piano regolatore e ai cambi di destinazione di parte dei moli e delle banchine, sui procedimenti amministrativi adottati o prefigurati sia dall’Autorità di Sistema che dall’Amministrazione comunale, gravano pesanti dubbi di legittimità che potrebbero addirittura arrivare a configurarsi come abuso di potere. Siamo convinti che interventi così impattanti e irreversibili dovrebbero vedere il coinvolgimento non solo degli enti, ma anche della Cittadinanza (non solo portoferraiese, in questo siamo d’accordo con Zini, ma isolana tutta) e siamo intenzionati a renderci promotori di tale coinvolgimento, vista la scarsa attenzione dimostrata dall’Amministrazione comunale e quella assolutamente inesistente dell’Autorità di Sistema che è pur sempre un ente dello Stato, cioè di tutti.

“Responsabilità in comune”

Indietro domenica 11 agosto 2019 @ 15:53 © Riproduzione riservata

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