Portoferraio, Giovanni Fratini in merito al prolungamento della banchina dell’Alto fondale

Di Giovanni Fratini

Portoferraio

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Sto seguendo l’acceso dibattito che in questi caldi giorni agostani si è sprigionato sulle proposte avanzate dalla Autorità portuale di Livorno per un adeguamento funzionale del porto. Critiche pesanti vengono concentrate sul prolungamento della banchina dell’Alto fondale dagli attuali 116 a 180 mt.

Secondo Legambiente “permetterebbe l’ormeggio di navi di dimensioni evidentemente non compatibili per lunghezza, altezza, numero passeggeri e inquinamento da emissioni, con la Darsena medicea, i bastioni delle Fortezze e con l’intero Centro storico di Cosmopoli”.

Particolarmente “dura” l’opposizione di Italia nostra. Se quel progetto dovesse essere realizzato sarebbe “l’intervento di maggiore impatto ambientale e culturale dai tempi della costruzione degli altiforni nel 1900. Devastante, irreversibile” e dunque offenderebbe la “nostra identità storica di città sul mare, per il mare”. L’attuale banchina di 116 mt., secondo l’Associazione, può tranquillamente ospitare navi di piccole e medie dimensioni, alcune delle quali sono “le migliori al mondo”. Non serve dunque portarla a 180 mt. Le mega navi potranno rimanere in rada per evitare inquinamento, maggior traffico e l’occultamento dei bastioni medicei.

Mi è difficle condividere tutte queste severe critiche. Non riesco a vedere il devastante impatto ambientale, l’offesa alla nostra identità storica. Condivido, invece, la scelta fatta dalla attuale Amministrazione, peraltro coerente con quanto scritto nel programma elettorale e quella che fu espressa, con voto unanime, dal Consiglio comunale nel luglio 2005 (Amministrazione Peria) che approvò il progetto. 

Credo poi che sul pericolo delle grandi navi ormeggiate in porto si stia facendo “molto rumore per nulla”. La proposta di prolungare l’Alto fondale fu fatta nel 2005, ma da allora sono passati 14 anni. Oggi quasi tutti i “grattacieli del mare” o hanno una lunghezza di poco inferiore ai 300 mt. o raggiungono addirittura i 320/ 360. Per garantire loro l’attracco non è determinante la profondità dei fondali, ma lo è, senza ombra di dubbio, la lunghezza del molo. Ma come potrebbero attraccare ad un molo di 180 mt? Assolutamente impossibile. Pericolo scampato, dunque. Se qualche grande nave decide di farci visita, ma è sempre stato molto raro, dovrà sostare in rada.

Il prolungamento servirà, invece, ad assicurare proprio alle navi di medie dimensioni, ad esempio, alla Wind Surf di 186 mt. , che credo faccia parte di quelle “ migliori al mondo”, di ormeggiare in sicurezza. Diversamente rischiamo, prima o poi, di perderle, così mettendo in crisi un tipo di turismo che ha effetti benefici sulla economia e che rappresenta anche un veicolo importante di promozione della nostra isola in tutto il mondo. 

Certo è auspicabile che con l’adeguamento della ricettività del porto si colga l’occasione per migliorare l’immagine di tutta l’area portuale. In questo condivido, come il Sindaco, le sollecitazioni ed i suggerimenti delle Associazioni ambientaliste. Occorrerà allora elaborare un piano urbanistico di riqualificazione e rigenerazione urbana, concordato tra l’Autorità portuale e il Comune e sottoposto ad un’ampia consultazione popolare. Tutta l’area di competenza della Autorità portuale non è lontana o comunque fisicamente separata dal resto della città, come è spesso in altre città di mare, ma è un tutt’uno con essa, ne fa parte integrante. E rappresenta insieme “la porta di ingresso” al resto dell’isola e al centro storico, alla città di Cosimo.Un piano urbanistico che preveda la eliminazione di alcune brutture ( ex distributore di benzina, ex biglietteria Toremar e altre ) e la riscoperta di alcune emergenze storiche; l’incremento di spazi per la sosta degli autoveicoli nell’area retrostante l’ex Residence con un parcheggio pubblico a più piani e la creazione di aree a verde, anche sacrificando posti auto, in particolare nel piazzale piuttosto squallido dell’Alto fondale. Occorre, inoltre, concludere l’iter per la realizzazione di una stazione marittima all’interno del palazzo ex Cromofilm ed assicurare un costante controllo sulle navi da crociera, ma ancor più sui traghetti, per eliminare ogni possibile fonte di inquinamento. E non sarebbe male cercare una intesa più larga con la dirigenza della Autorità di sistema che preveda: il completamento del recupero dei volumi della Gattaia per servizi utili ai crocieristi e ai diportisti; una nuova collocazione delle motovedette della Guardia di Finanza e dell’Arma dei Carabinieri, attualmente ormeggiate in Darsena quando le rispettive caserme sono molto vicine al nuovo porto; il recupero dello “scorticato” palazzo Coppedè, pensando di proporlo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti come nuova sede, che sarebbe, credo, molto più funzionale, della Capitaneria di porto. 

Giovanni Fratini
 

Indietro venerdì 16 agosto 2019 @ 16:38 © Riproduzione riservata

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