Cronaca di una morte annunciata

Di Roberta Madioni

Isola d'elba

Foto dell'archivio

L’Isola d’Elba è sicuramente un territorio incantevole, ma quali sono i costi e benefici per i suoi abitanti?

La crescita esponenziale della crisi economica dell’ultimo ventennio sta incidendo sugli abitanti dell’isola con un peso superiore al quintuplo rispetto al resto d’Italia.

La nostra economia si basa fondamentalmente sul turismo ed ovviamente la crisi generale, con la crescita della disoccupazione non permette a molti di investire sul pacchetto vacanze annuali.

La concorrenza dei territori esteri, mete sempre più ambite e a buon mercato, ha ridotto notevolmente la nostra stagionalità turistica.

I piccoli imprenditori fanno sempre più fatica a restare sul mercato fra tassazioni e guadagni notevolmente ridotti. 

Ma la popolazione elbana non è composta solo da imprenditori, un buon 70% è la cosidetta classe operaia, la forza lavoro, la motrice che manda avanti la macchina della ricettività turistica.

Diventa sempre più difficile reperire lavoratori stagionali qualificati, perché l’offerta lavoro che si limita ormai a non più di tre mesi l’anno non consente una vita dignitosa e decorosa in questa nostra comunità.

Il potere di acquisto di chi vive all’Elba tutto l’anno  è fortemente ridotto. A parità di stipendio di un lavoratore che vive sulla terraferma, per i costi esorbitanti di trasporto, tutti i prodotti anche di prima necessità compreso il carburante hanno una maggiorazione sul prezzo di vendita che oscilla fra un 20 ed un 30%.

L’occupazione stagionale interessa il 70% dei lavoratori residenti e spesso non è sufficiente a coprire il fabbisogno dei mesi clou quali luglio ed agosto. Ma come può una famiglia sopravvivere in un luogo dove appunto tutto ha un costo maggiorato lavorando solo tre/quattro mesi l’anno?

I giovani stante le serie difficoltà di sopravvivenza di crearsi una propria indipendenza economica e sociale tendono a lasciare l’isola.

Questo flusso migratorio notevole fra qualche decennio trasformerà l’isola in un paese fantasma, come Pianosa ed i nostri Amministratori si troveranno ad essere gli amministratori di se stessi.

Non serve una fusione dei Comuni o un Comune unico per portare avanti delle politiche unitarie, non si può continuare a guardare il presente senza proiettarsi nel futuro senza attuare politiche di salvaguardia per il futuro. 

Hanno ridotto all’osso i servizi sanitari . In primis per carenza di medici, infermieri e personale sanitari. Ma quale medico, infermiere etc. a parità di stipendio vuole autotassarsi del 30% per la maggiorazione dei costi, vedersi ridurre le possibilità di carriera e di crescita professionale dopo anni di studi e sacrifici? Quali incentivi vengono offerti ai lavoratori residenti? Nessuno.

Si chiude le stalle quando i buoi sono ormai scappati , avrebbe detto mia nonna. Quando l’ospedale era ormai in fase di quasi chiusura si sono fatti scioperi e proteste, ma non era prevedibile?

E se un giorno tutti i residenti a gruppi di mille decidessero di abbandonare l’Elba?

La proposta di Elba “Porto Franco “ non deve restare pura utopia, potrebbe essere una buona Ancora per aggrapparsi ad un solido fondo per il futuro dei nostri giovani, per una rinascita o in alternativa il riconoscimento del disagio legato all’insularità.

Roberta Madioni 

Indietro domenica 22 dicembre 2019 @ 15:15 © Riproduzione riservata

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