Trasporti marittimi, ritorno al pubblico?

Di Pino Coluccia

Trasporti

Foto dell'archivio

È il momento di fare un bilancio dell'esperienza della liberalizzazione dei trasporti marittimi e della privatizzazione della compagnia pubblica.

Le promesse ed attese erano quelle che la libera concorrenza tra le compagnie, tutte privatizzate, avrebbero migliorato, sia nella stagione turistica, sia in quella invernale (la più penalizzata), le linee, il numero corse, le tariffe, gli orari ed i confort di servizi (coincidenze con altri vettori, affidabilità corse, durata traversata). Le due categorie di utenze interessate a queste aspettative erano i turisti, stagionali, i residenti e le utenze commerciali annuali. A queste promesse, legate alla libera concorrenza tra privati, si aggiungevano le garanzie offerte dal servizio pubblico, che non avendo più una propria compagnia per eseguirlo, si affidava ad un contratto di servizio pubblico, messo a bando dalla Regione Toscana, tra le compagnie, per l'assegnazione ed esecuzione: nel merito assegnato alla Toremar, privatizzata dal gruppo Moby. A questo contratto pubblico era affidato il servizio costituzionale di continuità territoriale, che lo Stato deve garantire alle popolazioni residenti nelle isole minori.

Per essere sintetici possiamo dire che la libera concorrenza tra le compagnie private si è risolta esclusivamente nella reciproca competizione per accaparrarsi la maggior fetta del mercato dell'utenza turistica, quella più redditizia, anche per le tariffe elevate adottate in questi anni, con qualche limitata concessione ai residenti, nativi e proprietari casa. Un servizio limitato a 4/5 mesi e con un numero corse elevato per poter portare il maggior numero di auto sull'isola in a/r. Nel periodo invernale, c'è una riduzione del numero delle compagnie, delle linee e delle corse e del nastro orario. Il servizio è pressoché svolto dalla sola compagnia Toremar, ex pubblica, con contratto di servizio pubblico per assicurare il servizio minimo indispensabile per la continuità territoriale. Le altre due compagnie, la Moby, spesso in fuori uso per guasti o per rinuncia dovuta a "mal tempo" e la Blu navy che copre poche corse.

Il bilancio appare abbastanza insufficiente rispetto alle aspettative di miglioramento promesse; potremmo fare dei cahiers de doléance sui disservizi, sulla scarsa competitività del costo del traghettamento, sul nastro orario e sugli orari, sul numero corse, sui confort e durata corsa, sulla disparità di servizio complessivo tra quello estivo e quello invernale. Anche lo stesso naviglio non si è per niente ammodernato. La recente vicenda che sta interessando l'affidabilità e stabilità finanziaria e societaria della Moby sta creando una situazione di incertezza sul presente, per chi ci lavora e per il servizio e per la prospettiva. Questo servizio ha sempre avuto una funzione strategica nella vita e per il benessere dell'isola e degli abitanti. Potremmo ricordare le battaglie fatte negli anni '70 per conquistare e passare dal servizio privato al servizio pubblico.

Forse lo Stato, la Regione, il pubblico, dovrebbero fare un'attenta valutazione, non solo sugli esiti della vicenda Moby e di riflesso Toremar, ma sull'intero sistema, recuperando la gestione pubblica del servizio e della proprietà. Un servizio di questo tipo non può essere affidato al profitto privato.

Pino Coluccia

Indietro lunedì 2 marzo 2020 @ 09:12 © Riproduzione riservata

Commenta l'articolo

Attenzione: i commenti sono soggetti a moderazione. Un moderatore deve approvare il commento inserito prima che esso venga visualizzato.

blog comments powered by Disqus