Come proteggere l'Isola dalle contaminazioni

Di Giovanni Muti

Coronavirus

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Giovanni Muti

L’iniziativa di “Vacanze assicurate” di fare un’assicurazione ai turisti che vengono all’Elba e spiegata in questo modo:

“vantaggiosa dal punto di vista economico e studiata appositamente per la destinazione Elba, che permetta ai turisti di prenotare la propria vacanza e contestualmente di stipulare la Polizza Assicurativa con la sicurezza di potersi vedere restituire l’importo versato per il soggiorno.
Questo avverrebbe in seguito a varie situazioni negative che si venissero a creare come, ad esempio, nell’evenienza di malattia del turista o suo familiare oppure qualora si verificasse un caso di CoronaVirus nella struttura scelta, ecc. ecc. In questo momento si sta lavorando, con primarie compagnie assicurative del settore, per definire nei particolari le condizioni e le clausole della polizza."

Questo è un aspetto che ha la sua importanza, ma il cliente che viene all’Elba, magari con la famiglia, non penserà solo al denaro. Logico che lo facciano gli imprenditori, ma è quasi certo che il turista si porrà un'altra domanda:

Cosa succede se io, o uno della mia famiglia, ci beccassimo il Coronavirus? Bene i soldi restituiti, ma per il resto? Quale tipo di assistenza riceveremmo? Il sistema sanitario elbano è, o non è, all’altezza di fronteggiare una situazione critica, come lo sono altre zone d’Italia?

Viste le condizioni in cui versa la nostra sanità elbana, è difficile rispondere senza vergognarci. Vergognarci per avere permesso che venisse smontata pezzo pezzo e portarla oltre canale.

Nel corso della conferenza stampa di ieri mattina il Sindaco di Portoferraio Angelo Zini ha detto che le strutture sanitarie dell'isola, “sono preparate ad affrontare anche l'eventuale conclamarsi di qualche caso. Questi sarebbero passaggi della trafila: si avverte medico curante che chiama il 118; l’autoambulanza lo porta ospedale (nella tenda triage) segue il trasferimento in continente con elicottero militare. E questo per quanto riguarda un caso conclamato."

Quello che non è stato spiegato è cosa è previsto quando si tratta di un caso sospetto. Si pensa forse di tenerlo all’Elba facendo tamponi e poi aspettando la conferma. E anche la risposta poi fosse negativa, il caso finirebbe sui giornali, un responsabile dell’ospedale di Portoferraio sarebbe intervistato dai giornali e la notizia finirebbe sul notiziario ario regionale della Rai e poi su le testate nazionali E questo,anche se si trattasse di un solo caso, come dice il sindaco di Porto Azzurro Papi, sarebbe un disastro apocalittico.

Quindi visto le condizioni in cui verso la nostra Sanità e del danno immenso che farebbe alla stagione turistica, al minimo sospetto che un persona potrebbe essere contaminata dovrebbe essere immediatamente portata oltre canale dove può essere adeguatamente curata. Come facciamo anche noi “indigeni” quando abbiamo bisogno di cure che non possiamo avere nell’isola, dove, come abbiamo visto, la sanità è stata smantellata.

Naturalmente io so che, non essendo un virologo nè un addetto ai lavori, in un problema così complesso, possono esserci aspetti che mi sfuggono.
Comunque ho voluto evidenziare questo aspetto che, da quello che ho letto, non mi sembra sia stato adeguatamente affrontato. 

Vi sarebbe più sicurezza per il cliente che può essere curato meglio e nessun danno di immagine dell’Elba.

Questa è una bozza di idea ma chi conosce bene il problema potrebbe prendere qualche spunto e con un po’ di fortuna ci si potrebbe fare.

Indietro venerdì 6 marzo 2020 @ 08:34 © Riproduzione riservata

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