L'8 Marzo e il lamento del maschio

Di M. Sollapi

Festa della donna

Foto dell'archivio

L'uomo può ancora battersi contro le avversità e poi trovare il giusto riposo e conforto fra le braccia della propria donna? In che modo il ruolo delle nuove Elene è cambiato in questi ultimi secoli? La domanda, di grande interesse culturale, è, in sostanza, la seguente: esiste ancora il conforto femminile alle sofferenze e al riposo del guerriero? Ci saranno ancora capelli femminili ad asciugare i piedi dei salvatori del mondo? Troveremo ancora una donna a detergere il sudore e il sangue dal nostro volto, sulla via dei nostri calvari? E se tutto questo non sarà più possibile, com’ è certo e giusto che sia, esisterà almeno un approccio femminile (o femminista?) ai rompimenti di coglioni causati dalle e avverse fortune e dagli agguati del destino?

E se non ci fosse, noi uomini avremmo ancora la forza di unire oceani scavando canali, creando imperi e civiltà? E troveremmo mai l’ardire di sfidare il cielo volando sulla luna?

Purtroppo per noi, fragili guerrieri, non c’è più speranza ne’ pietà: lotteremo contro l’ignoto, contro noi stessi e contro l’ineluttabile passare del tempo. E saremo costretti a farlo, da soli, avendo contro l’ignoto, i nostri limiti, le nostre paure e l’altra metà del cielo.

Buon 8 marzo care amiche. Andate in piazza e urlate le vostre ragioni ma, per carità, non montate sui marciapiedi.

Indietro domenica 8 marzo 2020 @ 11:14 © Riproduzione riservata

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