Chiudere l'Isola e predisporre ospedale per terapia intensiva

Di Jacopo Bononi - Promotourism snc

Coronavirus

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Bisogna chiudere l’isola, eccetto per le merci da sottoporre a rigidi controlli e provvedere a disinfestazioni a tappeto sui traghetti usati. Sempre che non sia tardi. Reperire Caschi Respiratori o meglio Allestimenti completi per terapie respiratorie intensive: se solo una manciata di elbani o di forestieri qui giunti pochi giorni fa ne avessero bisogno qui non c’è alcuna possibilità di salvarsi. I nosocomi livornesi e pisani hanno già i loro pazienti e nel caso di esplosione pandemica lì avremmo già un numero di malati superiore al limite possibile e i nostri sarebbero respinti.

Non importa che ora ci sentiamo al sicuro, perché dati e statistiche dicono il contrario e se l’OMS prevede che almeno 92.000 casi colpiranno il centro-sud credete che la nostra Isola possa essere immune? Pochi che saranno qui nessuno li assisterà. Che le autorità si muovano subito, non che il centralino dell’Ospedale di Portoferraio perché è domenica sia girato a quello di Piombino dove nessuno sa nulla, neppure chi sia l’uffico di competenza per noi. E che Pisa e Livorno abbiano tutti i dirigenti a casa.

Mi rivolgo pubblicamente al dott. Fabio Chetoni, nostro responsabile per l’isola: se esiste una possibilità per allestire in fretta punti di assistenza per T.I. con attezzature apposite o almeno con caschi respiratori ci dica qualcosa. Ci sono centinaia di strutture alberghiere e molte potrebbero avere caratteristiche strutturali ed igieniche, nonché logistiche adeguate per essere usati come ‘ospedali da campo’ in modo da rallentare o eliminare la richiesta di posti di T.I. in caso di contagio. Non si tratta di una esplosione atomica o di una calamità diffusa alla quale tutti sono soggetti indiscriminatamente, ma però i pochi o tanti (speriamo di no) che avessero bisogno di essere intubati, perché i polmoni non riescono più a fare il loro dovere, se costretti a restare qui, sarebbero condannati a morte certa.

I pazienti lombardi sono già costretti a volare fuori Regione per assenza di posti letto di T.I. e se la Regione Lombardia sta chiamando medici da Cuba e da altri paesi del sud America vuol dire che là siamo al collasso. Un imprenditore alberghiero come me dovrebbe occuparsi di turismo e basta, ma se dovessimo avere bisogno di letti di T.I. vuol dire che non ci sarà più un turismo e allora che un hotel salvi persone piuttosto che stare chiuso. Ho avuto una polmonite lo scorso anno e so di cosa parlo, era batterica e avevo l’antibiotico. Mi sono salvato in extremis. Non sarà un ospedale attrezzato un hotel, ma ha camere pulite solo da sgomberare, bagni privati e pubblici, aree pubbliche e zone di ristoro attrezzate, come e meglio di molti ospedali italiani. In Lombardia già si sta pensando a questo.

Noi siamo piccolini, ma abbiamo centinaia di strutture e se questo fosse lo scenario, come già detto, a nulla servirebbero, almeno per questa estate. La nostra bella isola, che ci ha garantito prosperità e ricchezza, benessere e serenità, non diventi una prigione dalla quale non possiamo salvarci, ma invece possa essere una giusta protezione da questa insidia epocale. Si agisca subito e si agisca bene. Noi siamo qui.

Jacopo Bononi
www.promotourism.it

Indietro domenica 15 marzo 2020 @ 17:16 © Riproduzione riservata

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