Chiudiamo l’isola subito e controlliamo i non residenti a tappeto

Di Jacopo Bononi - Promotourism snc

Elba

Foto di Jacopo Bononi

Siamo di fronte a un evento epocale. Lo dicono tutti gli scienziati a partire dalla rassicurante Ilaria Capua che ha snocciolato col suo abituale sorriso una proiezione storica, derivante dai suoi studi epidemiologici, che le ha fatto paragonare la diffusione di questo terribile virus alla diffusione del morbillo migliaia di anni fa. Lo dicono tutti i virogi che la paragonano alla cosidetta spagnola di cento anni fa. Lo dicono e lo implorano tutti i medici in prima linea nel nord affermando di essere a saturazione, lo dicono i tecnici gli assistenti e i paramedici non infettati che lottano, come non si era mai visto nella storia moderna, in lazzaretti senza più posti letto. Lo dice il buon senso di chiunque ormai abbia capito che se mai si erano viste simili misure l’assioma si tratta di poco più di una influenza, passerà presto e andrà tutto bene tale è e tale resterà.

Ho vissuto a Brescia fin dalla nascita e so che compostezza e operosità contraddistinguano i miei conterranei di adozione, conosco la dedizione al lavoro e la serietà che li contraddistingue. Di certo lo sforzo che a Brescia e Bergamo si sta facendo per contenere il virus e limitare le morti è immane. Anche loro come noi in poche settimane hanno visto cambiare la loro vita e il loro futuro, almeno quello prossimo. Pagherebbero oro per fare in modo di essere qui dove siamo noi, ossia in un’oasi di temporanea serena protezione.

Eppure non lo capiamo. Siamo circondati da titubanze e incertezze e andiamo verso il nostro destino inevitabile. Si vedono controlli al porto piombinese, non chiusure decise e a fasi alterne scambi di reciproche espressioni pubbliche di stima per quello che si fa e quello che non si fa e magari si potrebbe fare. Si confonde la realtà delle cose con la volontà di denigrare un sistema sanitario eroico, molto spesso non solo per la meritoria professionalità dei suoi operatori né per le scelte amministrative, quanto piuttosto per la evidente inadeguata dimensionalità delle strutture. Ma sì, abbiamo sedici respiratori e un letto di T.I. gentilmente concesso. Qualcuno potrebbe dirci: state sereni.

Bisogna chiudere tutte le corse, eccetto quelle dedicate alle merci di sopravvivenza, sterilizzare i traghetti in andata e in ritorno, dotare i marittimi di ogni protezione, impedire che ignari portatori dal continente andando avanti e indietro contaminino i loro familiari, ‘tamponare’ e non solo una volta tutti i non residenti che sono venuti dal continente almeno da gennaio. Me compreso. Nel caso estendere i tamponi ai residenti che siano venuti a contatto con loro. Chiudere ogni possibilità di contatto sociale tra i concittadini. Non ci sono cani, jogging, passeggiatine e se si esce, solo con mascherina. Bisogna impedire che le forze dell’ordine facciano il loro lavoro senza protezione come mi è capitato di vedere. Per la loro e la altrui protezione. Bisogna sensibilizzare lo Stato per la nostra posizione di società che si basa sull’economia turistica e quindi ammettere che il decreto emanato potrà fare poco più di un baffo alla crisi economica totale che si appresta a cascarci addosso.

C’erano le caprette qui all’Elba cento anni fa e c’erano le vigne, si viveva in modo autoctono con le vigne e i prodotti della terra e dei boschi. Poi arrivò il benessere e la rivoluzione economica degli anni cinquanta e sessanta del Novecento e si trasformò la nostra vita e la nostra economia. Nacquero centinaia di alberghi da case di proprietà, poi si cominciarono a costruire nuove strutture e nuovi ristoranti e attività in ogni dove nella nostra splendida isola. Siamo cresciuti ed invecchiati in questa nuova splendida dimensione di invidiabile felicità in termini economici e sociali. Ora al mattino, stralunati dal bagliore delle luci e ancora un po’ storditi ci chiediamo che strano sogno abbiamo fatto o quale bislacco film di fantascienza abbiamo intravisto prima di chiudere gli occhi. Poi il sogno in pochi secondi diventa realtà. E tutto quello splendore che fino a ieri era una abitudine, che in certi momenti della stagione diventava anche noiosa e financo insopportabile, ci sembra così messo a rischio nelle sue fondamenta che il palpitìo del nostro cuore muove il cuscino.

Eppure siamo qui. Questa è la realtà. Non sono che un semplice albergatore dell’isola che anche la mia famiglia ha contribuito a far diventare quello che è e non ho competenze scientifiche o tecniche e neppure ruoli pubblici che mi consentano di fare appelli. Tuttavia a chi li ha o crede di poterne avere fino a questo punto, dico: muovetevi perché se sarà stato inutile e eccessivo andrà bene, ma se sarà al contrario troppo tardi non sarà solo la storia a condannarvi, piuttosto la vostra coscienza avrà il giusto incarico di tormentarvi.

Jacopo Bononi
www.promotourism.it

Indietro sabato 21 marzo 2020 @ 09:27 © Riproduzione riservata

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