Lo scrittore Alessandro Pugi scrive al Presidente della Regione Enrico Rossi

Di Alessandro Pugi

Elba

Foto dell'archivio

Egregio Dott. Rossi, scriverle una lettera in questo delicato momento che sta attraversando la nostra Nazione, può sembrare una forma egoistica di pensiero, una linea che segue traiettorie differenti rispetto agli appelli d’aiuto di altre regioni italiane, messe in particolare difficoltà dall’espansione di questo maledetto virus. In verità, però, queste frasi sono dettate da un sentimento impronunciabile che corrisponde al nome di paura.
Chi graffia la carta con queste parole, che dovrebbero emettere un rumore assordante nelle orecchie di un attento lettore, è un gruppo di persone residente all’Isola d’Elba. Alcuni ci sono nati, altri sono stati “imbarcati” strada facendo, per adoperare un verbo prettamente marinaresco, ma tutti, ormai, hanno nel cuore quest’Isola, con le sue mille sfaccettature rappresentate da insenature stupende, un mare cristallino e dalla disponibilità delle sue genti, marinai e pescatori di altri tempi. 

Da anni ormai, da questa terra ricoperta dal salmastro dove spesso soffia un vento di scirocco pregno di voci lontane, si leva un grido di paura, un sentimento carico di emozioni reali, dettate dallo stato del nostro sistema sanitario. 

Come lei ben saprà, negli anni, l’ospedale civile di Portoferraio, ha subito tagli ingenti, sia nel personale che vi opera, sia nelle strutture e nei macchinari in uso ai pochi medici rimasti. E’ divenuto ormai un “grande Pronto Soccorso”, dove vengono gestite le problematiche sanitarie medio-basse. Quando la situazione diventa particolarmente pericolosa ecco che si è costretti a volare su un elicottero con destinazione, di norma, Livorno, Pisa o Grosseto, sempre ammesso che le condizioni meteo siano in grado di farlo volare. Infatti, non è capitato di rado che siano accaduti fatti incresciosi a causa proprio di questi contrattempi. 

Ora, senza voler entrare nel merito della questione strutture e macchinari, o dei costi esorbitanti, circa 17 milioni di euro all’anno, relativi al servizio di elisoccorso, che forse, se destinati almeno in parte alle strutture, garantirebbero degli ospedali migliori, esiste una realtà drammatica, che lei dovrebbe ben conoscere e che si chiama Covid 19. 

Esiste la concreta possibilità che il contagio si propaghi anche all’Isola d’Elba, e tutti ci domandiamo: cosa succederebbe se il pronto soccorso fosse costretto a chiudere i battenti per una quarantena improvvisa dovuta da un paziente asintomatico che si reca in ospedale? Il triage costruito all’ingresso potrebbe reggere l’urto? Cosa succederebbe, se più pazienti venissero trasportati simultaneamente all’ospedale? Come potrebbe essere gestita questa che non sarebbe più un’emergenza, poiché ormai tutti conosciamo la possibilità dell’avverarsi di questa situazione? Scoppierebbe il caos? Ci vorrebbero decine di elicotteri? I pazienti sarebbero trasportati oltremare da motovedette dei carabinieri o della GDF e della Guardia Costiera? 

In realtà, egregio Dott. Rossi, abbiamo paura delle risposte. Abbiamo paura di essere lasciati ad affogare senza la possibilità di aggrapparci a un salvagente. Abbiamo paura di morire per la mancanza di un’istituzione, quella sanitaria, che avrebbe il dovere di mettere in sicurezza, per quanto possibile, i propri cittadini. Abbiamo paura di non avere gli stessi diritti di un malato che si trovi sulla terraferma. 

Ad oggi esistono circa 86 posti letto, di cui credo 6 in pediatria e 8 in ospedale di comunità, per un Isola che ha circa 33.000 abitanti nella stagione invernale e 150.000 nella stagione estiva. Che cosa c’è di normale in tutto questo? 

Glielo diciamo noi che cosa ci dovrebbe essere di normale. C’è la reale necessità di creare delle stanze di terapia intensiva al quarto piano dell’ospedale, o in alternativa, con metodo più veloce, la possibilità di adibire le ultime due stanze della Medicina “alta intensità” (7 posti letto) a terapia intensiva, in modo da tamponare una eventuale emergenza, attraverso la costruzione di uno sbarramento e potenziando gli altri reparti; esiste la necessità di dotare i medici e gli infermieri di DPI appropriati alla situazione anche in previsione di un’eventuale aggravio di lavoro; esiste la necessità di mettere a disposizione degli ammalati un piano d’intervento che non li costringa necessariamente a volare lontano da casa per centinaia di chilometri, costringendo i famigliari a sobbarcarsi viaggi lunghissimi e costi esorbitanti per restare accanto ai propri malati. Esiste una realtà fittizia che deve essere messa a confronto con la realtà vera, quella in cui un malato che si reca in ospedale per un’emergenza possa essere curato in sede e non trasportato chissà dove. E’ così difficile da capire tutto questo? Non credo, per questo confidiamo nelle sue qualità di condottiero per riuscire a donare finalmente un briciolo di tranquillità anche in quest’Isola baciata dal sole e ai suoi abitanti che, come tutti i bravi cittadini, spendono soldi per pagare le tasse, compresi i contributi da versare ai comuni e alla regione, detratti regolarmente in busta paga. 

Ringraziandola per la sua attenzione, restiamo in attesa di un reale e urgente riscontro alla presente. 

Firmato
Alessandro Pugi
Toninelli Cinzia
Gruppo: Miglioriamo l’ospedale Elbano.  

Indietro domenica 22 marzo 2020 @ 11:15 © Riproduzione riservata

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