Criticità riguardo ai cosidetti "alberghi sanitari"

Di Jacopo Bononi - Promotourism Snc

Coronavirus

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Si legge sulla stampa la giusta esigenza, espressa anche da solerti amministratori pubblici, di fornire strutture adeguate alla assistenza e alla ospitalità di pazienti Covid-19 paucisintomatci che debbano restare in quarantena, in modo da garantire in luoghi adeguati questa fase utile al superamento della malattia. Premetto che delle seguenti osservazioni ho fatto partecipe la ASL e la Regione Toscana senza avere alcuna risposta, cosa che mi vede costretto a questo intervento pubblico, avendo io per primo sostenuto la necessità di fornire un aiuto tramite le nostre strutture alberghiere in questa emergenza.

Tuttavia mai come ora occorre chiarezza e estrema attenzione affinchè iniziative lodevoli da parte di noi imprenditori turistici non diventino causa di ulteriori pericolose conseguenze. L’accordo che viene proposto presenta alcune criticità: tralasciando la parte tecnica e economica riguardo alla fornitura di un indennizzo assolutamente giusto e ribadendo che un conto è fornire ospitalità ai medici e agli infermieri un conto ai malati, occorre precisare che nella convenzione proposta agli hotel si prevedono alcuni punti assolutamente inaccettabili per l’albergatore che volesse contribuire.

Ad esempio si legge nella Convenzione fornita dall’ASL in relazione alla ordinanza n.15 della Regione Toscana: Indicazioni per utilizzo spazi comuni – Le strutture si impegnano a garantire che eventuali utilizzi di parti e servizi comuni, nell’assoluto rispetto di norme e regole igienico sanitarie che garantiscano la condizione di isolamento richiesta, potranno essere oggetto di specifici accordi nel caso che la struttura ne dia la disponibilità e ciò sia d’interesse per la Asl. Non si capisce come possa essere fornito uno spazio comune che non sia del tutto isolato rispetto agli operatori della struttura o ai collaboratori della reception, richiedendo la convenzione una copertura 24/h die.

Sempre a tutela del personale della struttura e degli eventuali gestori o proprietari, si evidenzia ciò che si legge in seguito: (…) L’Asl procede al termine della permanenza di ogni utente a sanificare la camera. Tale sanificazione non comprende il lavaggio di materassi, guanciali, tende ed imbottiti che rimane a carico della Struttura. La presenza di malati Covid-19 impone la sterilizzazione della camera e questo viene garantito dalla ASL, ma considerando l’alta contagiosità e l’incertezza della durata della infettività dell’elemento patogeno sulle cose, oggetto di studi recentissimi e non ancora definiti, tale impostazione pone in serio pericolo gli avventori successivi ai malati Covid. Cosa di non poco conto per un albergatore che intenda riutilizzare la propria struttura. Lasciare questo compito e questa responsabilità all’albergatore mi sembra una imprudenza.

Sempre nella convenzione proposta agli hotel, relativamente alla Ordinanza della Regione Toscana, si legge all’art. 5: L’Asl e le strutture concordano che l’alloggio è ad uso esclusivo dell’utente in isolamento indicato dall’Asl ed è fatto divieto assoluto di ricevere visite. Nella struttura quindi può entrare solo il personale alle dipendenze della struttura, gli ospiti designati dalla Asl, oltre che i fornitori autorizzati per scritto ed il personale sanitario. L’Asl interessata si impegna a tenere indenne ed esonera la struttura da qualsiasi responsabilità per un eventuale contagio da Covid-19 che dovesse accadere all’interno della struttura medesima tra utenti ed il personale esterno autorizzato a fornire i servizi agli utenti per conto della Asl stessa. Ora tale articolo della convenzione non sembra tutelare in alcun modo i collaboratori della struttura, ossia i suoi dipendenti laddove si dice che può entrare anche il personale della struttura, perché il rischio che un albergatore si prende verso i suoi dipendenti, coinvolgendoli in una attività del genere, potrebbe ricadere su di lui nel tempo e su di lui solamente. Del resto la responsabilità citata nel capoverso riportato poco sopra sembra, per come è espressa, esserci solo tra utenti e personale esterno autorizzato ASL, ma non si fa espresso riferimento a come viene garantita la sicurezza del personale dell’hotel. Insomma la nostra proposta iniziale, resa pubblica anche su queste colonne, riguardava medici ed infermieri che si presuppone siano sani o comunque accorti verso il prossimo, anche per competenza professionale, mentre diverso in toto è la definizione di ‘alberghi sanitari’ che sembrano organizzati da queste convenzioni senza la minima cognizione di cosa sia la gestione di un albergo.

Diversa invece la possibilità, non prevista in alcun modo, in caso di emergenza nel nostro territorio di dare in concessione temporanea, dietro un giusto indennizzo, una struttura alberghiera alle autorità che la restituiscano con un Certificato del Ministero della Salute di totale e radicale sanificazione dopo l’uso, per gli alloggi dei quarantenati sia quelli asintomatici sia quelli paucisintomatici. La nostra proposta di alcune settimane fa, addirittura, pensava ad un uso delle strutture, con queste modalità, anche per ‘centri di terapia intensiva temporanei di emergenza’ di certo più facili da allestire e con già presenti funzionalità e parametri igienici maggiori rispetto a eventuali capannoni, centri fiere o ospedali da campo. Questo per sgomberare il campo da eventuali obiezioni sulla nostra sensibilità di albergatori riguardo a questa immane emergenza. Le cose vanno fatte, ma con la testa sulle spalle, ossia offrendo la massima disponibilità, ma nel rispetto delle regole sanitarie e professionali.

Ribadisco la mia stima verso le Autorità della Regione sopra citate, della Asl locale e di chi interviene sulla stampa, sollecitando queste iniziative, ma invito alla prudenza onde non creare ulteriori problemi in una situazione già tanto drammatica.

Jacopo Bononi
www.promotourism.it

Indietro sabato 28 marzo 2020 @ 10:31 © Riproduzione riservata

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