Il Coronavirus e la contaminazione della lingua italiana

Di Giovanni Fratini

Coronavirus

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Giovanni Fratini

L’Amministrazione comunale ha avviato rapidamente la distribuzione delle mascherine della Regione Tocana, con l’aiuto dei Consiglieri comunali e dei volontari della Protezione civile. Un sincero ringraziamento, dunque, a quei Consiglieri e a quei volontari per la loro disponibilità a prestare la propria collaborazione. Una cosa tuttavia non l’ho francamente “digerita”. Per indicare il modo con cui le mascherine potevano essere ritirate, nell’avviso con cui si è dato annuncio della distribuzione, si è fatto uso dell’anglicismo “drive through”. Per fortuna l’estensore dell’avviso è stato subito assalito dal dubbio che forse non tutti i portoferraiesi ne avrebbero compreso il significato. E dunque ha pensato bene di precisare che per il ritiro non era necessario scendere dalla propria autovettura.

Purtroppo mi sono accorto, in questi giorni, che la pandemia da coronavirus sta ampliando il ricorso, spesso inutile, smodato e talvolta anche ridicolo, a termini inglesi.

Oltre al “drive through” sono entrati prepotentemente nell’uso comune anche altri anglicismi. Tra questi sta dominando il “lockdown”, traducibile in italiano con più parole che si adattano a situazioni ed esigenze diverse. Se si ritiene opportuno impedire la circolazione degli automezzi privati in genere si usa dire “blocco” o “divieto”. Se si vuol sospendere lo svolgimento di attività commerciali, artigianali o industriali è possibile usare il termine “chiusura”. Se, per ragioni sanitarie, è necessario obbligare alcune persone a rimanere in un determinato luogo per un certo numero di giorni abbiamo a disposizione “quarantena” anzi “quattordicena”. Se, in una determinata zona particolarmente contaminata, è bene non consentire l’uscita o l’ingresso delle persone si può ricorrere a “isolamento” . Ma perché andare a cercare la parola più adatta, quando c’è il “lockdown” buono per tutti i diversi casi? Oltretutto ha anche un suo particolare fascino, “suona bene”. Rispetto a quarantena, quattordicena, blocco, insomma, c’è una bella differenza!

Oltre al lockdown stanno avendo un ottimo successo anche smartworking, cluster, clinic trial, burden……... E poi c’è il “pick-down” che sta sosituendo il nostro povero “picco”. E se mancano le mascherine perché dire che c’è “carenza” e non “mask-down”! Di questi tempi c’è bisogno di fare molti interventi di sanificazione o disinfezione? No, per carità, è molto più consigliabile il “disinfetting”. Temo che, tra non molto, anche tampone e mascherina avranno un triste destino.

Da qualche tempo visito spesso il sito del Ministero della salute. Ho trovato una interessante rubrica nella quale sono riportate tutte le richieste di chiarimenti fatte frequentemente dai cittadini. La rubrica è indicata in questo modo: “FAQ –Covid-19 domande e risposte”. Non capivo che cosa volesse dire quel FAQ . Ho scoperto che quelle tre lettere sono le iniziali delle parole inglesi “Frequently Asked Questions”, che, tradotte nella nostra lingua, vogliono dire: “domande poste di frequente”. Ma non era più semplice intitolare quella rubrica: COVID – 19 domande e risposte? Che ci azzecca quel FAQ?

Quest’anno, su proposta del Ministro per i beni e le attività culturali, Dario Franceschini, è stata istituita la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, il padre della lingua italiana. Il giorno scelto per le celebrazioni è il 25 marzo. La celebrazione di quest’ anno si è svolta solo in rete.

Chissà cosa penserebbe Dante di queste prepotenti invasioni della lingua anglosassone. Sono portato a credere che, se ritornasse in vita, indignato metterebbe mano alla sua Divina Commedia condannando all’Inferno tutti i contagiati dal virus dell’anglofilìa. E costringendoli, come pena eterna, al rispetto assoluto del divieto di chiamare l’inferno con il sostantivo inglese “hell”!

Giovanni Fratini
 

Indietro venerdì 10 aprile 2020 @ 11:03 © Riproduzione riservata

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