Covid-19 all'Elba, per la Fase 2 non bisogna abbassare la guardia

Di Marcello Camici

Sanità

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Ho letto quanto scritto da Mario del Prato, medico di famiglia, e la reazione nei commenti dei lettori. Lo ringrazio per aver espresso preoccupazione per la gestione della fase due dell’emergenza sanitaria all’isola d’Elba: una emergenza sanitaria dove tutto il corpo sanitario ha dimostrato il suo valore. Il numero dei contagiati e dei morti nel corpo sanitario nazionale dimostrano come medici ed infermieri abbiano operato in precarie condizione di protezione. All’Elba, fortunatamente, i numeri del contagio, quello emerso, sono stati contenuti durante la fase uno. Ciò come giustamente osserva del Prato non autorizza ad abbassare la guardia. 

Come residente abitante sull’isola e come medico faccio mie le preoccupazioni espresse dal dr del Prato. Con la fase due a detta degli esperti, alti sono i rischi di una ripresa del contagio che attualmente sembra essere in declino, seppur lento. Il timore che una gestione non attenta della fase due possa all’Elba portare ad una diffusione del contagio è in me presente. Non so come le strutture sanitarie dell’ospedale di Portoferraio potrebbero far fronte a numeri di contagiati molto più elevati di quelli fino ad oggi visti considerato quello che ha dichiarato il massimo responsabile del servizio sanitario toscano: il presidente della Toscana, Enrico Rossi, Il Nostro ha rilasciato un comunicato stampa il 27 marzo us dal titolo “Rossi risponde a Bononi sulle misure di contrasto al Covid19 già messe in atto all’Elba“.
In detto comunicato le misure di contrasto al Covid 19 messe in atto all’Elba nell’ospedale di Portoferraio consistono nel “setting” Covid.

Così testualmente Rossi si esprime: “I pazienti con sospetto “Covid-19” saranno isolati in uno spazio dedicato. Le persone positive verranno trasferite direttamente dal pre-triage ad un zona filtro del setting “Covid”, che avrà una capienza di 10 posti letto: 8 destinati a degenti positivi ma che non hanno bisogno di cure ad alta intensità; altri 2 posti letto di assistenza intensiva, dove i pazienti saranno ricoverati in attesa del trasferimento”.
Poi così continua parlando della gestione del setting Covid “Il setting COVID all'ospedale di Portoferraio sarà gestito da un team multidisciplinare e multiprofessionale di medici e infermieri. Dal punto di vista assistenziale, sarà appositamente costituito un gruppo di infermieri con competenze nell’assistenza a pazienti con problematiche respiratorie. I pazienti che avranno bisogno di cure a minor intensità saranno presi in carico da un team multidisciplinare di medici, costituito da medici del Pronto Soccorso e medici pneumologi e rianimatore tra i quali è individuato il team leader. Questo team si avvale della collaborazione costante dei medici rianimatori. I pazienti di livello superiore saranno in carico al medico rianimatore. Questo modello organizzativo consentirà di garantire la sicurezza di cure adeguate per i cittadini dell’Isola d’Elba”.

Signor presidente, la polmonite interstiziale bilaterale prodotta dal virus quando si complica con insufficienza respiratoria abbisogna di ventilazione meccanica assistita per tenere in vita il paziente non essendovi cura specifica contro il virus. Due posti letto di assistenza intensiva dove i pazienti saranno ricoverati in attesa del trasferimento mi sembrano pochi per circa trentamila abitanti residenti all’Elba. Si faccia chiarezza scendendo nei dettagli della gestione dei posti letto di assistenza intensiva. Le autorità locali sanitarie si attivino per far conoscere esattamente come stanno le cose.

Marcello Camici

Indietro sabato 2 maggio 2020 @ 10:01 © Riproduzione riservata

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