Turismo, le riflessioni di Gabriele Canè sul dibattito aperto dalla Fondazione isola d'Elba

Di Gabriele Cane'

Turismo

Gabriele Canè

Gentile direttore, ho letto con interesse la proposta della Fondazione Isola d'Elba, di cui mi onoro di fare parte fin dalla sua nascita, e il dibattito che è seguito, partendo dallo sviluppo turistico di Pianosa e Montecristo e più in generale di quello elbano. E mi permetto da esterno di sede, ma interno di cuore, di fare alcune osservazioni.

La prima è, diciamo, strutturale. In Italia e all'Elba non c'è proposta, idea, progetto che non abbia dall'nterno dei Palazzi come prima, immediata reazione uno stop: non s'ha da fare. Il tutto supportato dalla tonnellata di leggi, norme, decreti che in effetti regolano la situazione. Sempre per impedire, mai per incoraggiare, anche correggendo o dissentendo. Nel caso in questione parliamo di zone di grande pregio naturalistico sottoposte alla necessaria protezione; normativa, come tutte, status che non è per definizione immutabile, che può cambiare coniugando ulteriormente ambiente e sviluppo.

La seconda osservazione riguarda l'annoso problema dell'assetto amministrativo dell'isola sollevato ancora una volta in modo meritorio dalla Fondazione. E con grande tempestivita'. Il periodo da cui stiamo uscendo è stato infatti caratterizzato tra l'altro da un macroscopico disordine istituzionale con la sovrapposizione e l'incrocio delle competenze di Stato, Regioni, Comuni, autorità e comitati vari. Anche l'Elba nei suoi pochi chilometri ha conosciuto disposizioni diverse e contrastanti: come se da un quartiere all'altro di un città si fosse attuata una diversa strategia anti Covid.

Ora, mi rendo conto che ogni centro di potere rinuncia difficilmente al proprio potere, alla possibilità di determinare lead role e lo sviluppo del suo territorio (licenze, concessioni...). Ma credo anche che come a livello nazionale si porra' a breve la necessità di un riordino e di una semplificazione delle competenze, altrettanto vada fatto all'Elba alle prese con un difficile rilancio che per essere efficace richiede unità, velocità, semplicità. Sette comuni non sono solo un lusso: sono uno strumento perfetto per rendere più difficile e intricata la vita delle imprese e dei cittadini. Che da una unica entità amministrativa, non perderebbero la propria identità. Affatto. Ma ci guadagnerebbero in tempo, efficienza e danaro.

Gabriele Canè

Indietro venerdì 22 maggio 2020 @ 10:48 © Riproduzione riservata

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