A Portoferraio fiorisce l’Ibisco delle Norfolk

Di Antonello Marchese - Guida ambientale e fotografo naturalistico

Portoferraio

Foto di Antonello Marchese

È in fiore l’Ibisco delle Norfolk (Lagunaria patersonii) albero introdotto nel nostro ambiente mediterraneo dalle lontane isole australiane Norfolk e Lord Howe, una grande malvacea, i cui fiori ci ricordano appunto le nostre malve e i più esotici ma meno imponenti arbusti di ibisco. Per la sua origine da quelle lontane isole è detta appunto Ibisco delle Norfolk.

All’Elba la incontriamo soprattutto a Portoferraio, con circa 18 piante nei giardinetti di fronte al piazzale della banchina di Alto Fondale, in prossimità ai monumenti ad Ilario Zambelli ed Antonio Zara; un esemplare si incontra in viale Elba e ancora un altro è presente all’interno dei giardini delle Ghiaie, albero che alcune estati or sono, durante una migrazione di farfalle, le vanesse del cardo, fu letteralmente ricoperto dai lepidotteri.

È un albero di piccola o media grandezza, sempreverde, di forma piramidale, con la chioma che può ricordare agli osservatori meno attenti il nostro leccio, anche per il colore grigio del fusto e per le foglie lanceolate, dalla pagina superiore scura e quella inferiore chiara; essendo originario dei climi caldo-miti australiani teme il gelo ma non le posizioni sul mare e la diretta esposizione ai venti salmastri. In queste situazioni si presta perciò alla realizzazione di robuste bandiere frangivento. È molto resistente all’inquinamento e si adatta a ogni terreno e può essere utilizzata in alberature stradali costiere e con altri scopi ornamentali nei centri urbani prossimi al mare. Ma sicuramente la fase più interessante per quest’essenza di importazione è la fioritura che ha luogo da maggio a luglio, quando la chioma si copre di moltissimi fiori rosa larghi fino a 6 cm, che ricordano quelli dell’ibisco. In autunno la pianta produce una grande quantità di bacche che contengono i semi insieme ad una peluria che ha proprietà irritanti al tatto, che può rappresentare probabilmente l’unica problematica legata all’introduzione di questa specie.

L’introduzione della Lagunaria, se vogliamo, è il retaggio di una lontana tradizione di acclimatazione di specie esotiche iniziata più di un secolo fa con gli esperimenti di Giorgio Roster e Giuseppe Garbari nella Valle dell’Ottone, quando i due appassionati naturalisti si dedicarono con grande passione ed impegno economico, accompagnati da finalità scientifiche e ornamentali, a inserire specie esotiche, tra le quali un gran numero di palme, sulla nostra isola. 

Tra gli altri alberi introdotti più o meno recentemente con finalità ornamentali e di sperimentazione possiamo citare l’Albero del Corallo (Erythrina crista-galli), la Jacaranda (Jacaranda mimosifolia) e la Grevillea robusta. 

Ricordiamo però che l’odierna tendenza per la creazione dei giardini, soprattutto in un territorio interessato da un’area protetta come il nostro, sarebbe quella di valorizzare le specie locali oppure di valutare attentamente, prima di inserire nuove entità botaniche, la possibilità che queste possano essere invasive nella zona di introduzione. In passato l’inserimento di nuove specie vegetali, anche effettuato in “buona fede” ha portato a minacce alla biodiversità e tangibili danni ambientali.

Foto di Antonello Marchese Antonello Marchese - Guida ambientale e fotografo naturalistico 

Indietro martedì 23 giugno 2020 @ 20:07 © Riproduzione riservata

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