“L’ ultima spiaggia” del dissalatore di Mola

Di Alberto Zei

Dissalatore

Foto da Alberto Zei

Con il precedente articolo riguardante l’installazione del dissalatore, è stato messo in evidenza in primo luogo che lo scippo delle decisioni all’Isola d’Elba si rende possibile soltanto quando i Comuni non si schierano o addirittura si contrappongono tra di loro. Questa circostanza dovrebbe far riflettere per il futuro.
Il posizionamento delle tubazioni di immissione e dello scarico salino del dissalatore comporta delle cautele da prendere, soprattutto dal punto di vista ecologico, prima che si verifichino i cosiddetti “effetti indesiderati”.
La scelta della comoda installazione dell’impianto sulla più importante area pianeggiante dell’Elba alle spalle della spiaggia del Lido, causerà una serie di danni ecologici e ambientali alla flora e fauna marina nonché alla vegetazione terrestre, con contrazione delle risorse turistiche a danno soprattutto degli insediamenti balneari locali.

La storia si ripete
L’impianto di dissalazione per l’Isola d’Elba che come è noto, viene generosamente offerto dalla Regione Toscana tramite il binomio: Autorità Idrica Toscana (AIT) e l’ Azienda Servizi Ambientali (ASA) incaricata alla gestione dell’ acquedotto, perché mai dovrebbe essere rifiutato? Così che, per quanto riguarda la “necessità”: di un diverso approvvigionamento idrico, del ricorso al dissalatore, della scelta del territorio, della redazione del progetto, del tipo di dissalatore, della industria che lo produce, della istallazione dell’impianto e della manutenzione dello stesso, si può dire con una punta d’ironia, che “qualcuno se la orchestra, se la suona, se la canta e se la balla”, ritenendo di non dover condividere prima della costruzione dell’ impianto alcunché con le Autorità elbane, alcune delle quali per esprimere il loro dissenso, per ora si stanno rivolgendo al TAR.
I due Enti, oltre a realizzare quanto detto alla loro maniera, lasciano poi alla stessa ASA la gestione dell’ approvvigionamento idrico elbano, che recupererà poi dall’utenza il frutto di tanto generoso impegno.
E’ stato così deciso di integrare con il dissalatore una parte dell’ acqua perduta dagli acquedotti dell’ Isola; acquedotti che la stessa Società avrebbe dovuto preventivamente ottimizzare in maniera corretta e tecnicamente efficace ma che, una volta ottenuta la concessione, la storia si ripete, si è ben guardata da provvedere.

Il conto da pagare
Ma quanto costerà agli elbani il dissalatore una volta completato e soprattutto, quanto costerà agli adiacenti Comuni di Porto Azzurro e di Capoliveri?
La risposta immediata dei sostenitori di questo primo impianto potrebbe essere: niente, assolutamente niente, è tutto gratuito.
Einstein usava però ripetere che in tutto l’ universo non esiste un pasto gratis. Infatti anche all’Elba le cose non cambiano in quanto a saldare il conto è il solito Pantalone. Ma i soldi di Pantalone sono quelli dei contribuenti. Inoltre, il prezzo da pagare non è soltanto quello in dare, ma anche quello causato dal danno ecologico/ambientale e dalla conseguente contrazione economica dovuta alla sensibile diminuzione delle entrate turistiche di stagione.
Oltre a ciò, va tenuto in debito conto il diretto disagio causato agli abitanti dei due Comuni più interessati, ai turisti e agli elbani che, per “stessa spiaggia e stesso mare”, dovranno accontentarsi del noto ritornello.
Nel senso pratico delle cose non si può prescindere dalla priorità dei bisogni per chiedere e ottenere risorse finanziarie dalla Pubblica Amministrazione per ciò che effettivamente occorre all’Elba. La pelosa generosità, ostentata “oltre canale”, sottoforma di gratuità, con il denaro di Pantalone, non riuscirebbe a convincere neppure Cappuccetto Rosso.

L’Elba demografica
Va anche sottolineato il fatto che la conformazione del territorio dell’ Isola d’ Elba è molto diversa dall’ appiattimento orografico ad esempio, della vicina Pianosa. All’ Elba soltanto il 10% dei 230 km quadrati di superficie, è utilizzato; il restante territorio è composto da colline e montagne praticamente quasi totalmente privo di aree agricole o abitative. Quindi sottrarre alla pregevole area naturalistica quella dedicata al dissalatore e al territorio che lo circonda, costituisce un danno rilevante, tanto più che la scelta è ricaduta, come si diceva, su una delle più belle e frequentate spiagge del’ Isola; spiaggia che, nella stagione estiva, rappresenta per gran parte della popolazione locale con i suoi insediamenti turistici, alberghi e stabilimenti balneari, l’ unica fonte di reddito per l’ intero anno.

Il valore dell’investimento
Dal punto di vista finanziario l’investimento ammonta (gli incrementi avverranno in corso d’ opera) a quasi venti milioni di euro, così disutilmente dispersi per la realizzazione di un’ progetto il cui rapporto “costi/benefici” si risolverà sostanzialmente in uno spreco di denaro.
Da quanto finora emerge dal mare magnum della disutilità del dissalatore, si deve tener conto che il fabbisogno idrico dell’ Elba è di circa otto milioni di metri cubi annui.
L’acqua piovana che raggiunge l’ Isola nel corso dell’anno secondo gli esperti, è quasi dieci volte maggiore di quanta ne serve per le esigenze locali e turistiche. Questo fatto dovrebbe essere più che sufficiente per comprendere che qualcosa non torna nella decisione di installare un dissalatore.
Poiché dell’ acqua che viene fornita attualmente al territorio elbano, quasi la metà viene dispersa lungo il percorso o comunque inutilizzata, sarebbe stato più ragionevole ottimizzare la funzionalità dell’acquedotto prima di ricorrere al palliativo di questo contestato impianto
Concludendo che per questo dissalatore, “quando il guadagno non c’ è la remissione è certa”, non sarebbe sufficiente, perché qui si va oltre, molto oltre, dove alla remissione si aggiunge anche la beffa. 

Indietro lunedì 29 giugno 2020 @ 09:40 © Riproduzione riservata

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