Portoferraio, maggior chiarezza su molti aspetti relativi ai campi solari

Di Associazione Responsabilità in Comune

Portoferraio

Sarebbe opportuno che il Comune di Portoferraio facesse maggior chiarezza per quanto attiene a molti aspetti relativi ai campi solari del Comune visto che le situazioni che si sono venute a creare sono piuttosto confuse, hanno subito dei ritardi del tutto ingiustificati e lasciano trasparire una pesante discriminazione nei confronti di alcune categorie che danno adito a serie perplessità su tutta la gestione.
In primo luogo vorremmo capire come sia possibile che alla data del 30 giugno, con le attività il cui inizio era previsto per il 1 luglio, la totalità delle famiglie non avesse ancora ricevuto notizia relativa all’ammissione al servizio. Non riusciamo ad immaginare lo smarrimento delle famiglie dinanzi a questi incertezza, rientrata solo nel tardo pomeriggio del 30 giugno quando le 100 famiglie interessate sono state contattate dagli operatori della cooperativa Arca anziché dal Comune di Portoferraio come invece il Comune medesimo aveva previsto di adempiere.

Veniamo a sapere da fonti delle quali però non possiamo garantire l’affidabilità e che comunque non hanno alcunché di ufficiale, motivo per il quale siamo a chiedere conferma, che il problema è l’assegnazione del bando di gara, problema che peraltro si ripresenta ogni anno da diverso tempo. Ci chiediamo se non sia quindi il caso di provvedere in futuro a presentare un bando di gara con scadenza, per fare un esempio, triennale per il suddetto servizio, in modo tale da risparmiare anche preziose risorse umane che certo al Comune non avanzano.

Nel momento in cui riceviamo rassicurazione da parte dell’assessore Marotti relative all’avvio del tanto sospirato servizio veniamo a conoscenza del fatto che i bambini con disabilità non potranno usufruirne al 100%, per motivi a noi oscuri e che chiediamo vengano messi in chiaro, facendo comunque presente che nessuna motivazione può giustificare una palmare violazione del principio di uguaglianza stabilito in modo granitico dall’Art. 3 della Costituzione. Occorre peraltro sottolineare che i bambini con disabilità sono stati in assoluto i più penalizzati durante la chiusura per Covid19 per tutta una serie di motivi che vanno da un improvviso cambio di abitudini e routine all’impossibilità di avere relazioni con i propri pari, dalla brusca interruzione di specifici percorsi educativi e riabilitativi erogati dalla ASL (si pensi alla logopedia e alla psicomotricità) alla difficoltà quando non addirittura all’impossibilità di usufruire di interventi didattici a distanza.

Ecco quindi che chiediamo delucidazioni sul perché questi bambini non abbiano diritto di usufruire di un servizio al pari dei coetanei senza difficoltà, anche considerato che rispetto agli anni precedenti il servizio parte comunque con il freno a mano, proponendo per tutti 5 ore anziché 8, che per i bambini con disabilità diventano 3.

Si ponga particolare attenzione al fatto che motivazioni inerenti al bilancio non sarebbero accettabili visto che, durante la chiusura, il Comune ha già in pratica risparmiato tre mesi di servizi educativo (chiusura delle scuole dal 5 marzo al 30 giugno per i bambini della scuola dell’infanzia e dal 5 marzo al 15 giugno per i bambini della scuola primaria). Le cifre che in tutta evidenza sono avanzate dove sono finite?

Associazione Responsabilità in Comune

Indietro mercoledì 1 luglio 2020 @ 16:14 © Riproduzione riservata

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