Le 3 domande al sindaco di Rio Marco Corsini

L'intervista di Giovanni Muti

Rio

Marco Corsini - Sindaco di Rio

(Queste 3 domande fatte al sindaco Marco Corsini sono le prime di quelle che faremo in seguito a coloro che svolgono un ruolo importante all’Elba. Abbiamo scelto di fare solo tre domande come invito a dare risposte sintetiche, ma che, comunque, diano una visione reale di una situazione, magari complessa, ma vista con gli occhi chi la sta vivendo.)



1) Cosa pensa della proposta, contenuta in un articolo, di intitolare una piazza a Bartolomeo Sorge. Articolo



Come sapete, salvo deroghe di competenza (prima del Ministero dell’Interno, ora) del Prefetto, per legge si possono intitolare vie, piazze ed altri luoghi pubblici a persone solo se decedute da oltre dieci anni. Certamente penso ci siano le condizioni per chiedere ed ottenere questa deroga, considerata la statura della personalità di Padre Sorge ed il suo legame con il nostro territorio, e non dubito che la volontà possa andare in questo senso. L’evento tuttavia è così recente (non sono passati ad oggi nemmeno dieci giorni) per poter dire dove, come e quando, anche perché stiamo facendo una riflessione sulla toponomastica in generale, a seguito della fusione tra i due comuni che oggi porta ad avere più vie con lo stesso nome sul medesimo territorio.



2) Ci dica qualche parola sulla difficoltà dovute alla fusione, magari facendo riferimento a qualche elemento particolare che renda l'idea.

Come ho già detto in altre occasioni, due entità comunali adiacenti di minima dimensione costituivano una realtà non al passo con i tempi attuali; tuttavia, un conto è ragionare in astratto ed un conto vivere in concreto l’unione di due mondi che erano – e nella mente dei meno giovani restano – profondamente differenti. Tanto da farmi chiedere più volte se al di là dell’esito del referendum (che non ha visto una grande partecipazione popolare) la vera volontà della gente fosse nel senso dell’unione. Io penso che, soprattutto in prospettiva, la fusione sia una grande opportunità; ma ad oggi le criticità superano i benefici: un territorio assai esteso a fronte di una popolazione di poco più di tremila residenti (con una densità di quasi un abitante per kmq), poco curato e molto indietro su tanti versanti, una congiuntura socio-economica preoccupante, una comunità con due anime e due mentalità che sfociano spesso nella reciproca diffidenza, fanno pensare che i problemi con la fusione siano raddoppiati invece che semplificati. A ciò si aggiunga che ogni cosa – anche la più semplice – è resa difficile da una macchina amministrativa del tutto inadeguata, ormai avanti negli anni ed oggi scarsamente motivata. È come un motore che già va a scartamento ridotto e che, se tenti di accelerare, inesorabilmente grippa; ma noi abbiamo necessità di accelerare, e tanto. E chi sminuisce questo aspetto, proponendo letture alternative, ha poca dimestichezza con l’amministrazione della cosa pubblica.



3) Cosa pensa dell'idea Contenuta in un articolo di dare un altro nome al suo Comune. Articolo



Penso che l’idea di ribattezzare il comune con un altro nome sia poco più (o poco meno) di una provocazione, magari anche stimolante sotto il profilo culturale ma del tutto inattendibile. A parte che mai si troverebbe un consenso univoco sul tema, e già mi immagino le contese, ma credo che proporre come nome “Rio Elbano” (come pur autorevolmente è stato suggerito) farebbe troppo il verso al nome del vecchio comune di Rio Elba. Sarebbe un salto indietro alle origini, ma non renderebbe giustizia alla più che secolare storia, orgogliosa e gloriosa, della componente riomarinese. Come si dice…quieta non movere!

Indietro mercoledì 11 novembre 2020 @ 12:03 © Riproduzione riservata

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