Covid-19: sistema sanitario e alberghi sanitari

Scritto da Jacopo Bononi - Promotourism Snc

Coronavirus

La situazione epidemiologica elbana sembra tenere per ora e così ci auguriamo. Mentre si ipotizzano fantascientifiche strategie per lo sviluppo di un progetto turistico sostenibile e si combatte per aprire tra comuni in modo, evidentemente, da garantire anche quei flussi economici che l’ultimo DPCM altrimenti bloccherebbe, a noi tocca passare da ‘gufi’, attendendo ancora da ben due settimane una risposta dalle Autorità sulla donazione dei caschi NIV salvavita all’Ospedale di Portoferraio: la burocrazia. E sia. Ad altro non vogliamo neppure pensare. Si leggono anche critiche a chi avrebbe questa estate aperto a tutto e a tutti e si rimproverano noi imprenditori e commercianti di aver consentito a orde di turisti incoscienti e inconsapevoli di diffondere il contagio, tutti assembrati e privi di DPI. Ovviamente qualche superficiale approccio alla pandemia nel boom delle vacanze lo abbiamo visto, tuttavia da parte nostra sono stati rispettati tutti i divieti e le previste normative in termini di protezione individuale per ospiti e personale dipendente: qualcuno che non lo ha fatto ne sta pagando le conseguenze. Del resto cosa si doveva fare? Se lo Stato dispone il cittadino imprenditore esegue e se può fa l’unica cosa che ha come obiettivo l’impresa, ossia generare profitto. E di colleghi con la S barrata negli occhi, in stile Paperon de’ Paperoni di disneyliana memoria ne abbiamo visti a fine stagione: perché, diciamocelo, abbiamo avuto un ‘fondoschiena della madonna’ e mi si perdoni il francesismo. Con la riapertura del dopo prima-pandemia abbiamo avuto il tempo di riorganizzarci e di poter accogliere l’ orda di turisti di cui sopra che ci ha invasi, direi come non mai negli ultimi decenni. Lo sfogo dei cittadini italiani rinchiusi per mesi nelle case delle metropoli si è abbattuto col suo caos di carte di credito su tutta l’isola, generando uno tzunami economico che ci ha fatto riprendere ampiamente dalle incertezze primaverili. Poi a settembre si è sgonfiato tutto e col fieno in cascina, chi più chi meno, siamo di nuovo in cattività, in attesa del futuro. Tutti ci auguriamo la ‘seconda botta di fondoschiena’, ossia che dopo un inverno a guardare il mare dalle finestre, collegati via satellite a spiare le disgrazie sanitarie ed economiche degli altri, la mano possa riprendere in questo poker al massacro. Altrui. Perché anche noi, come il tam tam mediatico di questi giorni ci sta ricordando da ogni canale tv, ‘non abbiamo fatto nulla’. Da quello che si legge anche on line nell’unico sito che si occupa di sanità elbana: (…) con i soldi della raccolta fondi sono stati acquistati macchinari utili sia alla terapia subintensiva che per altre situazioni ospedaliere dietro indicazione delle persone che hanno istituito la raccolta fondi in accordo con l'allora responsabile dell'ospedale dott. Bruno. Restano ancora circa 20.000 euro da spendere. Forse è stata sbagliata, sicuramente in buona fede, la dicitura per la raccolta, "terapia intensiva", in quanto la stessa in realtà non è mai stata in progetto presso l'ospedale.(…) Quindi nessuna terapia intensiva preparata o in via di preparazione. Traducendo in termini pratici se qualcuno dei sempre più crescenti pazienti contagiati dovesse aver bisogno di cure intensive può contare sull’elicottero Pegaso e sulla disponibilità in continente, ove anche lì la situazione si sta lentamente aggravando: sempre caschi NIV a parte. Si badi bene queste righe non siano da intendersi come una critica sterile e distruttiva da parte nostra, perché altrimenti non ci spenderemmo in iniziative come quella già citata ed in burocratico stand-by. Tuttavia una certa incomprensibile farraginosità dei meccanismi di funzionamento dell’apparato neuronale, così come un Crozza-Locatelli potrebbe dire, lo troviamo in molte circostanze che sono correlate al drammatico momento che viviamo. Ad esempio i cosidetti Covid-hotel, per le criticità dei quali rimandiamo al nostro intervento di alcuni mesi orsono, poiché leggendo con attenzione il bando e l’accordo proposto agli albergatori nulla pare poterci fa cambiare idea rispetto a quelle osservazioni e a quelle perplessità (http://tenews.it/giornale/2020/03/28/criticita-riguardo-ai-cosidetti-alberghi-sanitari-81548/). Si aggiunge a queste, prestando attenzione agli accordi stabiliti ad esempio con gli hotels milanesi che stanno aderendo all’ iniziativa, il fatto che rispetto ai circa euro 30 proposti agli albergatori toscani sembra che la cifra stabilita nella operosa Lombardia sia esattamente il triplo. Nessuno pretende di lucrare sulla disgrazia che ci affligge, ma caricare debiti su debiti in questo clima di incertezza sul futuro, perché con trenta euro a camera al dì ci sentiremmo peggio di Giuda coi suoi trenta denari rischiando di fare la sua stessa fine, crediamo che una minima remunerazione per noi albergatori, oltre alla copertura dei costi, sia da parte dello Stato il minimo che si possa garantire. Già nel 1630 a Milano accadde l’inverosimile e il Manzoni in due capitoli dei Promessi Sposi così ci racconta: (…) la peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c'era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d'Italia.(…) e anche lui come noi descrive la necessità che vi fu allora a (…) tener fornito il lazzeretto di medici, di chirurghi, di medicine, di vitto, di tutti gli attrezzi d’infermeria.(…) Sono passati quattrocento anni da allora e duecento da lui, ma le cose, per certi versi, tardano a cambiare.

Jacopo Bononi
www.promotourism.it

Indietro martedì 17 novembre 2020 @ 10:46 © Riproduzione riservata

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