Anglomania ed altre cosucce

Scritto da Giovanni Fratini

Portoferraio

Giovanni Fratini

Ho espresso più volte la mia contrarietà all’uso, spesso inutile e talora anche ridicolo, di termini inglesi da parte dei politici, della stampa e soprattutto della Pubblica Amministrazione. Purtroppo, ogni giorno, mi rendo conto che l’invasione della lingua anglosassone è inarrestabile. Proprio alcuni giorni or sono ho letto il comunicato con cui l’Autorità portuale di Livorno ci fa sapere che, nel palazzo ex Cromofilm, sarà aperto un Ufficio amministrativo. Ebbene, in quel comunicato è stato scritto che l’Ufficio avrà “compiti di problem solving, monitoraggio delle attività e ascolto degli stakeholder”. “Problem solving“ sta per “soluzione di problemi” e “stakeholder” per “Soggetti interessati”. Non ci sono rimasto male, ma mi sono messo a ridere. Oltre tutto si sono dimenticati che stakeholder al plurale si scrive con la “s” finale.

Non è da meno l’Amministrazione comunale di Portoferraio. Con una delibera di Giunta di fine gennaio è stato approvato un nutrito elenco di schede-progetto da finanziare con fondi europei, tra i quali c’è anche la destinazione dell’edificio ex Poste a funzioni didattiche ed educative “con lo scopo di affinare abilità, capacità e competenze dei bambini e ragazzi ed arricchire le modalità di apprendimento”. E fino a qui tutto bene, tutto chiaro. Ma si aggiunge anche che si pensa di creare “un ambiente idoneo per il co-working ed il life-long-learning”. Punto e basta. Ci si è guardati bene dal tradurre quei due anglicismi in un italiano accessibile. Devo dire che mi sono arreso e mi sono rifiutato di andare a vedere qual’è il loro esatto significato. Avrò tempo e modo per farlo. Ma una Pubblica amministrazione, nell’informare il cittadino delle proprie decisioni, non ha l’obbligo di usare un linguaggio semplice e comprensibile?

Lo “sconcerto” per questo ricorso alla lingua inglese è stato attenuato dal piacere che ho provato scoprendo che il palazzo della vecchia Posta non sarà messo in vendita, come fece la precedente Amministrazione. E, sempre scorrendo l’elenco delle schede, ho anche scoperto che gli immobili della ex caserma della Guardia di Finanza, da qualche anno di proprietà comunale, e l’antico edificio situato in pieno centro storico che, un tempo, ospitava l’ospedale civile, non verranno messi all’asta.

Rispondendo, con tono garbatamente polemico, ad un intervento critico dell’ex Assessore Bertucci che si attribuiva il merito di aver prodotto e lasciato in eredità un ricco bagaglio di progetti, dimostrando di avere una “encomiabile” dose di coraggio, l’Amministrazione, ha ribadito la volontà di destinare gli immobili compresi all’interno della ex caserma a centro interuniversitario e ad ambienti polifunzionali. E per l’ex ospedale in Via V.Hugo l’intenzione di un recupero come struttura ricettiva che dovrebbe funzionare da albergo didattico per gli allievi della scuola alberghiera.

Ci sembrano buone idee che, se tradotte in progetti per i quali bisognerà mettere da subito il piede sull’acceleratore e se sarà possibile realizzarli grazie alla "Provvidenza" dell’Unione europea, potranno contribuire alla crescita culturale, turistica ed economica di Portoferraio.

Una cosa però non mi è chiara. Con una delibera del giorno 11 di questo mese, di poco successiva a quella di approvazione delle schede/progetto, la Giunta ha deciso di proporre al Consiglio comunale la vendita, nel triennio 2021/2023, di alcuni immobili, tra cui, nell’anno 2023, anche il secondo piano dell’ex ospedale. Prezzo a base d’asta 600mila euro. E l’albergo didattico che fine fa? Qualcosa non mi torna.

Giovanni Fratini  

Indietro domenica 21 febbraio 2021 @ 13:52 © Riproduzione riservata