Duomo di Portoferraio (Parte Quarta)

Scritto da Marcello Camici

Portoferraio

L’attuale struttura interna del duomo, navata centrale con altare maggiore e due navate laterali, con tre altari laterali, risale al 1823 quando le due cappelle laterali costruite nel 1623 furono trasformate in navate. (Vedi Foto Copertina)

L’altare maggiore che si trova in fondo alla navata centrale, ha sostituito il precedente in stucco che a sua volta era là sin dal 1700 epoca in cui fu edificato in sostituzione del primitivo, in legno, del 1549 anno di fondazione del duomo.
E’ in marmo policromo (attribuito allo svizzero Giovanni Battista Portogalli prima metà secolo XVII) e proviene dalla chiesa del Carmine sconsacrata fini dai primi dell’ottocento in quanto trasformata da Napoleone nel teatro dei Fortunati poi dei Vigilanti: è in stile barocco, collocato sopra tre gradini di marmo.
Al centro dell’altare è posizionato in alto un blocco di marmo a forma di montagnola su cui è posto un crocifisso di cartapesta (autore ignoto).
Sopra la mensa, il ciborio è chiuso da una porticina d’argento (autore ignoto) con la parte superiore ad arco dove a sbalzo è rappresentato un calice con l’ostia dalla quale si diparte una raggiera mentre nella parte inferiore ci sono le teste di cherubini sporgenti dalle nuvole.
Sotto la mensa è un bel pannello decorativo, un paliotto di forma trapezoidale circoscritto di legno intarsiato e dorato: il fondo è in raso bianco con ricami di fiori e grappoli d’uva in filo di seta a punto pieno, i quali formano una cornice all’interno della quale è l’Agnello mistico in velluto bianco e filo d’argento.
Ai due lati dell’altare sono due statue di marmo che raffigurano due angeli che sorreggono due fiaccole.
Davanti all’altare maggiore si trova il nuovo altare in marmo rivolto verso il popolo.
Davanti, per terra, una grande lapide marmorea, con in alto uno stemma policromo, realizzato in commesso di pietre dure, raffigurante una torre (autore ignoto. Sec. XVII).
Ricorda che lì giace Marco Antonio Carpani, morto a Portoferraio nel 1687 era colonnello al servizio del re di Spagna. Nel 1650 partecipò alla riconquista della piazzaforte di Longone, occupata dai francesi. Per il valore dimostrato nell’impresa fu dal re nominato comandante in capo delle forze spagnole di Piombino e dell’Elba. Alla sua morte lasciò con testamento alla Confraternita del SS Sacramento un beneficio ecclesiastico, sotto il titolo di S. Antonio da Padova, eretto all’altare dell’oratorio della Confraternita. (Vedi Foto sotto)

La sepoltura dei cadaveri dentro la chiesa è tradizione cristiana sin da epoca medioevale: prima era proibito. Non si sottrae il duomo di Portoferraio. Sul finire del settecento tale pratica di sepoltura era diventata insostenibile per mancanza di spazio dentro il duomo di Portoferraio.
Lo evidenzia un documento di archivio del 1766 dallo scrivente ritrovato.
In detto documento alcuni Abbondanzieri dell’Abbondanza di Portoferraio si rivolgono al vescovo per aver il permesso di seppellire in un pezzo di terra contiguo alla chiesa e di poterlo far benedire dal “Vicario di Portoferraio”. 

“Ill.mo Rev.mo Monsignor Vescovo
Claudio Antoni Donati e Antonio Niccolo Brignole Ill.mi Servi di VS Ill.ma e Rev.ma, e Abbondanzieri per S.A.R. dell’Abbondanza di Portoferraio reverentemente l’espongono come dovendosi votare alcune sepolture poste nella Chiesa Parrocchiale di detta città ed avendo comprato detta Abbondanza in difetto di cimiterio capace di riporvi l’ossa e ceneri de cadaveri un pezzo di terreno contigui a detta chiesa perciò supplicano VS Ill.ma e Rev.ma delegare la facoltà al Vicario di Portoferraio di benedire il suddetto nuovo Cimiterio.
Attentis narratis licentiam et facultatem delegamus noster Vicario Delegato Portu Ferrarj benedicendo iuxta rituale romanum …..
Eustachio Tolenzani Canc.ius Episcopalis”

Fu con l’editto napoleonico di Saint Cloud del 12 giugno 1804 che tale tradizione è interrotta poiché l’editto imponeva la sepoltura fuori dei centri abitati.

Marcello Camici 

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