La strada maestra di San Martino e la nostra storia trascurata

Scritto da Legambiente Arcipelago Toscano

Portoferraio

Foto di Legambiente Arcipelago Toscano

Foto di Legambiente Arcipelago Toscano La “Strada Maestra di San Martino” già censita nel Catasto Leopoldino, promulgato da Pietro Leopoldo Granduca di Toscana nel 1765, è quel sentiero che si imbocca svoltando a sinistra prima di entrare nel viale di accesso alla Villa Napoleonica di San Martino.
La Strada Maestra era la via di accesso originale alla residenza di Napoleone Bonaparte, l’imperatore la fece sistemare nel 1814, dopo aver acquistato l’immobile dalla famiglia portoferraiese dei Manganaro.
Costruita a schiena d’asino per consentire il deflusso laterale delle acque, si sviluppa per circa 300 metri fino ad arrivare ad un'ampia radura nella quale ancora oggi si ergono vecchi castagni. In quel punto il sentiero passa su un vecchio ponte ad arco, in pietra che attraversa il fosso Botro Negro e porta a quello che è stato il Viale delle Palme Nane.
Le pietre del selciato sono quelle di una antica via di comunicazione, minuziosamente posate per creare spallette di delimitazione e vie di scorrimento delle acque. Si percorre per raggiungere il sentiero numero 221 che si inoltra nella Foresta demaniale di San Martino.
Al contrario di quanti credono in molti, le foto dei lavori che stanno circolando sui social network non riguardano la posa della fibra ottica da parte della TIM: l’antica via, che poi diventa una strada forestale che si inoltra nella Foresta Demaniale di San Martino, è da tempo oggetto di lavori da parte degli operai dell’Unione dei Comuni delle colline metallifere (quindi il personale che prima apparteneva all’ex Comunità Montana dell’Elba e Capraia) e non c’è nessun appalto, visto che si tratta di interventi “di routine” in un’area forestale demaniale.
Da quanto ne sappiamo, c’è già stato un intervento dei Carabinieri forestali che non sembrano aver accertato danneggiamenti del basolato, dato che non ci sono stati scavi del piano di calpestio come avvenuto sulla strada di Rimercojo a Poggio.
Certo, sconcerta che, in un’area così delicata dal punto di vista storico/culturale, si sia proceduto a un allargamento e “sistemazione” di una strada senza un’oculata movimentazione dei detriti prodotti e provocando colate di fango che hanno poi interessato il tratto selciato, con un ampliamento del piano stradale che ha comportato un pesante intervento sul lato a monte e affogato di fanghiglia gli scoli del percorso.
Anche se quanto avvenuto a San Martino non è fortunatamente così grave come sembrava in un primo momento, dimostra comunque che è necessario che, quando si interviene su percorsi ed aree importanti per la nostra storia e il nostro ambiente, le imprese private e pubbliche operino con più attenzione e nel pieno rispetto di norme, prescrizioni e nulla-osta. Lo richiede anche la nuova sensibilità che l'opinione pubblica elbana sta mostrando su questi temi.
Proprio nel momento in cui si dovrebbe iniziare a celebrare il duecentesimo anno della morte di Napoleone Bonaparte, che a San Martino fu principe e ospite impaziente, sembra che facciamo di tutto per banalizzare e trascurare la memoria dei luoghi in cui ha vissuto.
A volte, durante i nostri viaggi e vacanze, ci imbattiamo in piccole comunità che conservano gelosamente le testimonianze del passato, noi che abbiamo una storia magnifica da conservare, “un impero che ci è stato lasciato in custodia”, lo maltrattiamo mentre ne celebriamo ipocritamente le ricorrenze.
Aspettiamo di sapere dalle istituzioni interessate cosa è successo davvero a San Martino e quale sia la natura e il fine di quanto realizzato, ma ha ragione il professor Franco Cambi: occorre che Comuni, Soprintendenza, Parco Nazionale e altri Enti pubblici e le associazioni datoriali, ambientaliste e culturali si mettano a un tavolo per definire come, dove, quando intervenire in aree delicate dal punto di vista storico, culturale e ambientale. 

Indietro domenica 21 febbraio 2021 @ 13:59 © Riproduzione riservata